Trump ha appena firmato un ordine esecutivo che estende di 90 giorni la tregua commerciale con la Cina. Non è un cambiamento epocale, ma ha un effetto immediato: dà un po’ di respiro ai mercati che negli ultimi mesi hanno vissuto tra picchi di tensione e nervosismo costante. La scadenza della tregua iniziale, stabilita a maggio, stava per arrivare, e il mondo ha sospirato. Tutti sanno che non si tratta di una soluzione definitiva. La relazione tra Washington e Pechino resta complessa, tesa, quasi teatrale, e la tecnologia resta al centro del conflitto, come se fosse la posta più ambita su un tavolo da poker globale.
Dazi e tech sotto osservazione: la nuova mossa commerciale di Trump
Negli ultimi giorni, Trump ha provato a dare un segnale di distensione, ringraziando Xi Jinping su Truth Social e auspicando che la Cina aumenti rapidamente gli ordini di soia dagli Stati Uniti. Il gesto appare quasi teatrale: una mossa studiata per far sembrare tutto più semplice di quanto sia. Nel frattempo, però, il suo vice presidente JD Vance ha chiarito che non c’è ancora una decisione sui dazi da applicare agli acquisti cinesi di petrolio russo. È un esempio perfetto di quanto le parole e le azioni possano divergere: quello che sembra un passo avanti può rivelarsi solo una posa mediatica.
Anche l’Europa osserva con attenzione. L’Unione Europea ha spiegato di lavorare con gli Stati Uniti per ottenere il miglior risultato possibile, ricordando che i negoziati hanno già permesso di ridurre una tariffa dal 30% a un massimo del 15%. Piccoli progressi, certo, ma in questo clima di incertezza ogni dettaglio conta. Nel frattempo, i mercati globali già tremano: le principali aziende giapponesi hanno visto un calo degli utili del 10,2% nel trimestre aprile-giugno, un dato che non si registrava da tre anni, con il settore manifatturiero e automotive che pagano il prezzo più alto. Anche in India, le banche stanno valutando l’impatto di un possibile dazio cumulativo del 50% sui loro clienti esportatori, mostrando quanto le tensioni commerciali possano riverberare ovunque.
Tregua Usa-Cina, opportunità e rischi per aziende tecnologiche globali
La Cina, dal canto suo, sta cercando di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, puntando su mercati emergenti in Medio Oriente, Africa e Sud-est asiatico. Ma anche questa strategia ha i suoi rischi: le nuove restrizioni americane sui componenti cinesi riesportati da hub come il Vietnam dimostrano che Pechino non può mai sentirsi davvero al sicuro. E, mentre tutto questo si muove, Trump ha voluto fare chiarezza su un punto che aveva creato confusione: niente dazi sull’oro, niente tariffe sui lingotti importati dalla Svizzera. La proroga della tregua regala un po’ di respiro, certo, ma la partita a scacchi dei dazi globali è tutt’altro che finita, e ogni mossa può cambiare rapidamente lo scenario.
