C’è un’aria di déjà vu, ma con un retrogusto completamente diverso. Non è più l’epoca dei discorsi epici e delle immagini in bianco e nero di Neil Armstrong che mette piede sulla Luna. Oggi la corsa verso il nostro satellite ha preso una piega più concreta, più politica, forse anche un po’ più ambiziosa. E in mezzo a tutto questo, spunta un dettaglio che sembra uscito da un romanzo di fantascienza: la NASA vuole installare un reattore nucleare sulla Luna entro il 2030.
NASA vuole un reattore nucleare sulla Luna: la corsa spaziale diventa concreta
Non è uno scherzo, né l’ennesimo annuncio eclatante destinato a rimanere sulla carta. A parlare è stato Sean Duffy, amministratore ad interim della NASA, e le sue parole sono state piuttosto chiare: gli Stati Uniti intendono arrivare per primi. Non per piantare una nuova bandiera e fare le foto di rito, ma per stabilire una presenza umana permanente. Il che, tradotto in termini pratici, significa creare una base stabile, autosufficiente e – soprattutto – ben alimentata.
E qui entra in gioco il reattore. Perché sulla Luna, se speri di sopravvivere e fare qualcosa di serio, devi fare i conti con la notte lunare. Non dura otto ore, ma circa quattordici giorni terrestri, durante i quali la temperatura scende a livelli proibitivi e l’energia solare diventa inutile. E proprio dove la NASA vuole mettere piede – il polo sud lunare – la luce del Sole è un miraggio. Lì però c’è un tesoro: crateri in ombra perenne che potrebbero custodire riserve preziosissime di ghiaccio d’acqua. Un bene raro, e quindi strategico.
Un reattore nucleare da 100 kilowatt potrebbe fare la differenza. Potrebbe alimentare sistemi di comunicazione, habitat, estrazione di risorse. In pratica, tutto. Duffy l’ha detto senza troppi giri di parole: “Vogliamo arrivare per primi e reclamarla per l’America”. Come dire: questa volta non si tratta solo di esplorare, ma anche di occupare lo spazio, o almeno i suoi punti più promettenti.
Certo, non mancano le preoccupazioni. Ma la NASA ha assicurato che il reattore verrà trasportato “spento”, per eliminare rischi legati al lancio. E anche se la missione Artemis 3 – quella che dovrebbe riportare gli astronauti sulla Luna – è ancora lontana, l’intenzione è chiara.
Solo che, per ora, sembra che nessuno se ne stia accorgendo. Duffy lo ha fatto notare con un po’ di malinconia: “Tutti sapevano cosa fosse Apollo. Con Artemis stiamo tornando, ma il mondo non lo sta guardando.” Chissà, forse basta un reattore lunare per farci finalmente alzare gli occhi verso il cielo.
