Nel cuore di una storia ormai da film, Disney ha messo in pausa un esperimento che un tempo sembrava destinato a cambiare il modo di fare cinema. L’idea era audace — quasi da fantascienza — ma alla fine è stata abbandonata. Non vedremo una replica digitale di Dwayne “The Rock” Johnson in Moana, almeno non realizzato tramite intelligenza artificiale.
Perché Disney ha detto no all’AI che clona gli attori?
Il piano era semplice nella sua ambizione, ossia usare il corpo del sosia e cugino di Johnson come controfigura, dopodiché sovrapporre il volto del divo con una tecnologia che si avvale del deepfake sviluppata da un’azienda esterna. Una specie di “versione digitale” di Maui che avrebbe permesso all’attore di essere “in due posti contemporaneamente” — utile quando la sua agenda è fitta di impegni.
E invece addio al deepfake e benvenuto al buon senso. I passaggi della trattativa si sono complicati — per un anno e mezzo — tra sicurezza dei dati, diritti d’autore, e soprattutto: di chi sarebbe stato davvero il film, se metà generato dall’AI? Disney, da sempre custode maniacale del proprio patrimonio, ha deciso che il rischio non valeva la candela. In parole semplici è meglio Johnson sul set, senza sorprese digitali. Non è l’unico caso in cui l’AI è stata accantonata. Anche per il film Tron: Ares era stato ipotizzato un personaggio completamente generato da intelligenza artificiale. E anche lì, l’idea è caduta per il timore di reazioni negative, in un momento delicato proprio dovuto alle controversie sull’uso dell’AI.
Il deepfake per riprodurre Dwayne Johnson era pronto, insomma; ma le problematiche di tipo legale e sui diritti hanno fatto desistere Disney. Questo non vuol dire che l’azienda chiude del tutto le porte a queste nuove tecnologie, vuole solo usare più cautela. Senza compromettere il proprio controllo creativo o legale. Resta in bilico tra innovazione e prudenza.
