C’è un nuovo vento che soffia tra i corridoi – sempre più affollati – dell’intelligenza artificiale. E no, questa volta non ha il suono delle tastiere o il rumore dei server al lavoro. È un vento più sottile, ma decisamente interessante: quello del “no, grazie” detto a offerte da capogiro. Un “no” che arriva da persone che, teoricamente, avrebbero tutti i motivi per dire sì.
Non è solo questione di soldi: l’altra rivoluzione dell’intelligenza artificiale
Prendiamo quello che sta succedendo intorno a Thinking Machines Lab. Una startup, sì, ma non proprio una qualunque. Da tempo è nel radar di Meta – e quando dici Meta, dici Mark Zuckerberg e le sue infinite risorse. Secondo il Wall Street Journal, da lì è partita un’operazione di reclutamento aggressiva, rivolta ai migliori cervelli della startup. Offerte multimilionarie, benefit da sogno, stock option da far tremare i polsi. A uno dei co-fondatori, Andrew Tulloch – già noto per il suo lavoro a OpenAI – sarebbe stato proposto un pacchetto che, sommando tutto, poteva toccare 1,5 miliardi di dollari. Roba che ti cambia la vita, e quella dei tuoi pronipoti.
Eppure, niente da fare. Tulloch ha rifiutato. Così come gli altri membri del team. E anche la CEO Mira Murati, che ha messo fine non solo ai tentativi di assunzione, ma pure a ogni discorso su un’eventuale acquisizione. Il messaggio è stato chiaro: non si tratta (solo) di soldi.
Dietro queste scelte, sembra esserci un cambio di paradigma. Non che i soldi non contino più – sarebbe ingenuo pensarlo – ma per molti dei talenti che oggi stanno costruendo il futuro dell’AI, ci sono cose più importanti: la missione in cui credono, il gruppo con cui la stanno portando avanti, l’idea di contribuire a qualcosa che sentono davvero loro. Il tutto lontano dai riflettori delle Big Tech, dove spesso le idee più ambiziose finiscono per venire inghiottite dalla logica dei profitti o da strategie che non condividono.
E pare che Meta non sia l’unica ad accorgersene. Sempre più spesso, i giganti si ritrovano davanti porte chiuse. E da dentro quelle porte, nonostante la pressione e i soldi sul piatto, qualcuno sta ancora scegliendo di restare. Perché, a volte, sentirsi al posto giusto vale più di un assegno con troppi zeri.
