Considerando i recenti eventi, Google è stata costretta a cedere terreno sul fronte del controllo digitale. Nel dettaglio, il suo Play Store, per anni unico punto d’accesso ufficiale alle app Android, si prepara a un cambiamento importante. Quest’ultimo spinto dalla recente decisione di un tribunale. Il punto di inizio è stato il confronto lungo e spigoloso con Epic Games. Dopo la sentenza sfavorevole del 2024, confermata anche in appello, Google dovrà, entro l’8 agosto, implementare una serie di cambiamenti strutturali che ridefiniranno il rapporto tra sviluppatori, utenti e piattaforma.
Continua la disputa Google-Epic: ecco i recenti sviluppi
Al centro della questione c’è la gestione dei pagamenti. Per anni, chi voleva vendere contenuti all’interno di un’app Android era obbligato a passare attraverso il sistema di fatturazione di Google. Il tutto con le relative commissioni e regole stringenti. Tale modello verrà smantellato. Gli sviluppatori avranno presto la possibilità di integrare sistemi di pagamento esterni e, fatto forse ancora più rilevante, saranno liberi di comunicare direttamente con i propri utenti riguardo suddette alternative. Potranno inserire link esterni, proporre sconti, variare i prezzi: elementi fino a ieri proibiti o penalizzati.
La sentenza va oltre la questione economica. Google non potrà più siglare accordi di esclusiva con chi sviluppa app. Inoltre, non può distribuire incentivi per scoraggiare la presenza su altri store. Google, dovrà anche interrompere, per almeno tre anni, la pratica di condividere i ricavi del Play Store con i produttori di dispositivi mobili in cambio della preinstallazione del servizio o della sua posizione privilegiata sullo schermo iniziale.
Infine, Google ha otto mesi di tempo per adeguarsi all’introduzione di store alternativi scaricabili dal Play Store stesso. Prima del 2026, quindi, tale scenario non diventerà realtà. Per garantire che il processo di trasformazione avvenga senza deviazioni o ritardi, sarà istituito un comitato tecnico tripartito. Ne faranno parte un rappresentante scelto da Epic, uno nominato da Google e una terza figura neutrale.
