Il caso degli airbag Takata continua a scuotere il mondo dell’automotive. Ciò evidenziando una problematica di sicurezza che ancora riguarda moltissime automobili in circolazione. A livello internazionale sono in atto sforzi per richiamare e sostituire tali dispositivi. Eppure, il pericolo non è ancora stato eliminato. In Francia, ad esempio, il governo si è mostrato particolarmente energico nel coordinare le operazioni di richiamo, con l’obiettivo di accelerare la rimozione degli airbag difettosi e garantire la sicurezza dei cittadini. Anche in Italia qualcosa si muove. Il Tribunale di Torino ha di recente riconosciuto la validità di una class action. Quest’ultima è stata promossa da associazioni a difesa dei consumatori, rivolta ai proprietari di alcune Citroen C3 e DS3 prodotte nel decennio 2009-2019. Tutte vetture coinvolte nei richiami legati agli airbag prodotti da Takata.
Continuano i problemi legati all’uso degli airbag Takata
La questione però non si limita a un solo marchio. Anche Opel, inserita nel gruppo Stellantis, ha modelli a rischio. Come la Corsa, l’Astra, la Meriva, la Zafira e la Mokka, oggetto di una campagna di richiamo. La gravità del problema è evidente. In caso di malfunzionamento, l’airbag non solo potrebbe non proteggere. Ma addirittura causare danni seri o perfino fatali a chi si trova a bordo. Per tale motivo, si raccomanda di non utilizzare i veicoli interessati fino alla completa sostituzione del componente.
Nel frattempo, l’associazione Altroconsumo ha però puntato il dito contro Opel. Ciò facendo riferimento ai lunghi tempi di attesa che molti automobilisti stanno denunciando, senza che vengano forniti mezzi sostitutivi. A seguito di tali criticità, Altroconsumo ha diffidato PSA Italia e si sta preparando a lanciare una nuova azione collettiva, simile a quella già approvata per Citroen dal Tribunale di Torino. L’appello è rivolto a tutti i possessori di auto Opel coinvolte, affinché si uniscano alla causa. Il tema resta dunque di estrema attualità, e mette in evidenza come, anche a distanza di anni dalla scoperta del difetto, la sicurezza degli automobilisti debba restare una priorità assoluta per le case produttrici e per le istituzioni.
