La Commissione Europea ha avviato la sperimentazione di un’app per la verifica dell’età degli utenti online, pensata per impedire l’accesso dei minori a contenuti inappropriati, come la pornografia. L’obiettivo è nobile: proteggere i più giovani nel rispetto della privacy. Tuttavia, l’implementazione tecnica solleva dubbi significativi. L’app richiede la presenza di tre condizioni per funzionare su Android: sistema operativo certificato da Google, installazione tramite Play Store e superamento dei controlli di sicurezza del dispositivo. In altre parole, l’app funziona solo su versioni ufficiali di Android legate al mondo Google.
Dibattito aperto su GitHub: l’app UE non è l’unica via possibile
Il risultato? Tutti i dispositivi che utilizzano ROM personalizzate – anche quelle progettate per una maggiore sicurezza, come GrapheneOS – sono automaticamente esclusi. L’app, basandosi sulle API Google Play Integrity, non può essere avviata su sistemi “aftermarket”. Una scelta che, di fatto, rafforza il ruolo dominante di Google nel settore mobile, obbligando chi vuole usare un servizio pubblico europeo a passare da un’infrastruttura americana.
La discussione è già accesa tra gli sviluppatori, in particolare sulla piattaforma GitHub. Uno dei contributori ha espresso preoccupazione per la scelta di affidarsi a Google e Apple per l’attestazione dell’integrità dei dispositivi. Ha citato come alternativa l’app olandese Yivi, progettata per l’identità digitale, compatibile anche con app store open source come F-Droid. Yivi, a differenza dell’app UE, non impone dipendenze da grandi piattaforme americane, pur offrendo servizi simili di verifica e protezione dati.
Le critiche più accese arrivano da chi teme che questo approccio contrasti apertamente con lo spirito del Digital Markets Act (DMA), il regolamento europeo nato proprio per limitare l’influenza dei giganti tecnologici e favorire un ambiente digitale aperto, competitivo e neutrale. Costringere gli utenti a dipendere da Google per accedere a un servizio pensato per tutti i cittadini europei sembra una contraddizione palese.
Al momento, il team responsabile dello sviluppo dell’app non ha risposto pubblicamente. La vicenda resta aperta e potrebbe influenzare non solo il destino dell’app, ma anche il dibattito sull’autonomia digitale dell’Unione Europea.
