La questione del controllo dell’età su internet sta diventando un terreno sempre più complesso. In particolare, il Regno Unito ha dato il via a una nuova fase di regolamentazione. Ciò con l’introduzione di un’app ufficiale per la verifica dell’età degli utenti. Nello specifico, coloro che tentano di accedere a contenuti sensibili. Non si parla solo di siti esplicitamente destinati a un pubblico adulto, ma anche di ambienti digitali più ambigui. L’intento è proteggere i minori da esperienze online potenzialmente dannose. Eppure, la reazione degli utenti ha evidenziato quanto sia sottile il confine tra regolamentazione e la percezione di essere sorvegliati. Nel dettaglio, dopo l’implementazione delle nuove regole, è aumentato l’uso di VPN. Tale tipo di software consente agli utenti di simulare una connessione da un altro Paese, eludendo così le restrizioni locali.
Anche Death Stranding 2 usato per superare il controllo dell’età
Finora, il controllo dell’età sui siti per adulti si è basato su una semplice autocertificazione. Bastava cliccare su un pulsante per confermare di essere maggiorenni. Con le nuove normative, tale approccio è stato sostituito da metodi più rigorosi. Come la richiesta di un selfie per confermare la propria identità. Ma i sistemi di verifica non si limitano più a una foto statica. In alcuni casi, l’utente deve fornire immagini con espressioni facciali specifiche, rendendo più difficile l’uso di foto trovate online. In Inghilterra l’incremento nell’uso di VPN come NordVPN e Proton VPN ha raggiunto percentuali esorbitanti. Proton, in particolare, ha segnalato un aumento del 1400% in pochissimo tempo.
E non è tutto. Una delle soluzioni più ingegnose proviene dal mondo videoludico. Alcuni utenti hanno scoperto che la modalità fotografica di Death Stranding 2 può essere utilizzata per generare immagini verosimili da usare nei sistemi di verifica. Grazie alla possibilità di manipolare le espressioni facciali del personaggio, il gioco è diventato un alleato nella sfida all’identificazione. Tutto ciò deriva dall’insoddisfazione di alcuni utenti che ritengono eccessivi i meccanismi che minacciano la privacy. La prospettiva di dover fornire ripetutamente dati biometrici per accedere a contenuti online, infatti, risulta più inquietante che rassicurante.
