A Trento, Vittorio Pisani aveva lanciato il primo segnale ed ora Matteo Piantedosi rilancia su RAI: la creazione di un’agenzia nazionale di vigilanza sulle app di messaggistica con crittografia end-to-end. La proposta parte dal Ministero dell’Interno e mira a inchiodare le grandi piattaforme a nuove regole. Dovranno aprire una sede legale in Europa e un ufficio operativo in Italia. Senza queste condizioni, stop al servizio. Le parole del ministro non lasciano dubbi: adesso occorre un sistema per imporre comportamenti alle app, con sanzioni severe, pecuniarie, certo, ma anche sospensione delle attività, se necessario. Il modello a cui si guarda è quello delle compagnie telefoniche. Trasparenza, collaborazione e accesso ai dati su richiesta giudiziaria. In questa logica, crittografia e privacy non sono più barriere da rispettare, ma ostacoli da superare.
La sicurezza giustifica ogni forzatura?
Il pretesto è la lotta al crimine. Tra i bersagli delle forze dell’ordine ovviamente vi figurano pornografia minorile, truffe, terrorismo. L’Italia guarda a Telegram come esempio di ostinata opacità. La sede a Dubai, la gestione autonoma delle richieste giudiziarie, l’assenza di cooperazione sistematica. Nel mirino finiscono anche Signal e WhatsApp. La crittografia, finora baluardo della sicurezza digitale, rischia di diventare motivo di sospetto. L’accesso ai dati degli indagati è ormai considerato un diritto investigativo da garantire ad ogni costo. A quale prezzo, però? Si parla di obblighi generalizzati per tutte le piattaforme. In gioco non c’è solo il traffico illecito. Ci sono anche le comunicazioni private di milioni di cittadini. Lo spettro è quello di un controllo permanente. Sotto la bandiera della protezione, si prepara la fine dell’inviolabilità.
Non è solo una questione italiana, anche n Europa il vento soffia nella stessa direzione. Dopo il Regno Unito, anche Bruxelles punta sulla regolamentazione invasiva. Il Chat Control è ancora in discussione, ma il messaggio è chiaro. Le piattaforme potrebbero essere costrette a scansionare automaticamente le conversazioni, tutto in nome della sicurezza. Intanto, il piano ProtectEU prevede backdoor legali e controlli sugli strumenti di cifratura. Sotto tiro anche le VPN. Le dichiarazioni del ministro si inseriscono in un clima sempre più ostile alla privacy. Dove prima vigeva il diritto al silenzio digitale, ora si chiede trasparenza totale. Fino a dove ci si spingerà?
