Apple si trova a fare i conti con l’impatto dei dazi imposti dall’amministrazione Trump. Durante la presentazione dei risultati fiscali, Tim Cook ha rivelato che l’azienda dovrà affrontare un aumento dei costi di circa 1,1miliardi di dollari nel trimestre in chiusura a settembre. Si tratta di un peso legato soprattutto ai dazi collegati all’International Emergency Economic PowersAct, introdotti nei confronti della Cina.
La catena di produzione Apple sotto pressione
Nel trimestre precedente, chiuso a giugno, la spesa extra era stata di 800milioni di dollari, leggermente inferiore ai 900milioni previsti a maggio. Nonostante simili cifre, l’ azienda mostra una sorprendente stabilità. Il fatturato trimestrale ha toccato i 94miliardi, con una crescita del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La forza delle vendite di iPhone e Mac ha consentito poi di raggiungere un altro traguardo storico. Parliamo infatti di ben 3miliardi di iPhone venduti dal 2007 a oggi.
I dazi hanno colpito ogni settore del portafoglio Apple. Fino a spingere la società a modificare la propria strategia di produzione. Gran parte degli iPhone destinati al mercato americano arriva ora dall’India, mentre Mac, iPad e AppleWatch provengono in larga misura dal Vietnam. Tale diversificazione, ha sottolineato Cook, rappresenta anche una risposta alle pressioni di Donald Trump, il quale più volte ha minacciato di aumentare ulteriormente le tariffe se Apple non avesse trasferito parte della produzione sul suolo americano.
Il contesto geopolitico attuale resta quindi complesso e il futuro incerto. I dazi rischiano di far crescere ulteriormente i prezzi di dispositivi già costosi, mettendo in difficoltà i consumatori. Per Apple, però, la strategia di spostamento e frammentazione della catena di approvvigionamento potrebbe rivelarsi decisiva per proteggere la sua posizione di mercato. Mentre la Casa Bianca usa i dazi come leva politica, Apple tenta di difendere il proprio modello globale, consapevole che spostare interamente la produzione negli USA sarebbe economicamente insostenibile.
