Una Xiaomi SU7 è stata avvistata a Seul, trasportata su un rimorchio con targa coreana. Non si tratta però di un semplice passaggio turistico, in quanto sembra che l’auto sia destinata ai laboratori di ricerca e sviluppo di Hyundai. L’obiettivo dell’ azienda infatti è quello di analizzare a fondo la berlina elettrica cinese che in pochi mesi ha conquistato il mercato interno. Lanciata a fine 2023, la SU7 ha venduto oltre 300.000 unità in appena quindici mesi, superando rivali come Tesla e Porsche persino sul Nürburgring. Il modello non è disponibile fuori dalla Cina, perciò il suo arrivo in Corea del Sud evidenzia la volontà di Hyundai di comprenderne i segreti attraverso un’operazione di “reverse engineering”.
Hyundai e la corsa alla supremazia elettrica
La scelta non sorprende. La SU7 ha stupito immediatamente per le sue prestazioni da sportiva e per un prezzo super competitivo, rendendosi una minaccia concreta per i marchi storici. Il suo successo mostra come la Cina non sia più solo un produttore di volumi, ma anche un laboratorio di innovazione tecnologica nell’elettrico.
Il gruppo coreano non è nuovo a sfide di questo tipo. La sua gamma elettrica, dalla compatta Inster alla recente IONIQ 9, è già tra le più competitive del settore. Lo stabilimento di Ulsan, in grado di produrre dieci vetture al secondo, testimonia la potenza industriale del marchio. L’ arrivo della SU7 impone però una riflessione. In quanto la berlina di Xiaomi non si limita a proporre autonomia e prestazioni elevate, ma segna un salto qualitativo che potrebbe rivoluzionare le strategie dei concorrenti.
Per ora, Xiaomi non ha annunciato vendite internazionali, ma l’eco del successo cinese ha già oltrepassato i confini. L’interesse di Hyundai suggerisce che il confronto tra i giganti dell’elettrico si farà sempre più serrato, e la battaglia per la leadership mondiale si giocherà non solo sulle strade, ma anche nei centri di ricerca.
