Una stretta decisa contro la pirateria digitale potrebbe presto cambiare il volto della lotta alla visione illegale di contenuti online. Il Governo ha presentato una proposta. Questa prevede l’aumento delle sanzioni amministrative per chi usufruisce di IPTV illegali. Ma anche siti pirata e canali Telegram pieni di link a contenuti protetti da copyright. Il nuovo disegno di legge è stato firmato da esponenti di Fratelli d’Italia. E sarà discusso in Parlamento dopo l’estate. L’obiettivo è duplice. Scoraggiare l’accesso a contenuti non autorizzati. E sostenere il settore audiovisivo nazionale. Tra l’altro duramente colpito dalla perdita di incassi.
Una legge che divide: deterrente reale o misura simbolica per la pirateria?
Chi commette violazioni in ambito di pirateria rischia una multa minima di 154 euro. Con la nuova proposta, la sanzione di base salirebbe a 500 euro. Mentre quella massima potrebbe toccare i 16.233 euro. In caso di infrazioni ripetute o particolarmente gravi. Si tratta ancora di illeciti amministrativi. Salvo aggravanti specifiche come la diffusione organizzata o il fine di lucro. Ma il rafforzamento delle sanzioni viene visto come un primo passo verso un contrasto più incisivo.
Un aspetto innovativo della proposta riguarda la destinazione dei proventi. I soldi raccolti dalle multe verrebbero investiti direttamente nel settore audiovisivo. Attraverso il Fondo per lo sviluppo del cinema, previsto dalla legge del 2016.
Il dibattito, però, è aperto. Da un lato c’è chi accoglie con favore l’iniziativa. Sottolineando la necessità di tutelare un comparto che negli ultimi anni ha perso milioni di euro. Dall’altro, molti osservatori mettono in dubbio l’efficacia reale delle sole sanzioni economiche. I numeri, del resto, sono eloquenti. Solo 2.300 persone sono state multate finora per pirateria. A fronte di oltre 200.000 sanzioni giornaliere per infrazioni stradali. A questo si aggiunge la quasi totale assenza di campagne informative e strumenti rapidi per intervenire contro la diffusione dei contenuti pirata.
Secondo le aziende del settore servirebbero più risorse. Ma anche strumenti tecnologici aggiornati e una comunicazione pubblica chiara per sensibilizzare l’opinione pubblica. La proposta del Governo, in questo senso, potrebbe essere un primo passo. Ma non potrà bastare da sola. Le sfide legate alla pirateria digitale richiedono infatti un approccio più ampio. Che includa anche educazione e innovazione normativa.
