Quella che fino a questo momento aveva la forma di una crisi all’interno di casa Intel ora sta assumendo la forma di una vera e propria sciagura, sotto la vita del nuovo amministratore delegato l’azienda sta attraversando uno dei periodi più problematici della propria storia e si trova costretta ad una profonda ristrutturazione societaria, una mossa drastica per snellire l’organizzazione e rispondere con una maggiore efficacia ad un mercato tecnologico che non aspetta i ritardatari.
Addio a numerosi posti di lavoro
Secondo quanto riportato da the Verge, le conseguenze più evidenti di questo cambio di rotta si stanno manifestando anche in Europa, infatti i piani per le costruzioni di mega fabbriche in Germania, un progetto da decine di miliardi di dollari che avrebbe dovuto creare circa 3000 posti di lavoro, e di un nuovo impianto di assemblaggio e test in Polonia, destinato a produrne altri 2000, sono stati definitivamente accantonati, l’azienda infatti ha comunicato che non andrà più avanti con i progetti pianificati, mettendo una pietra tombale e definitiva su investimenti che erano già stati messi in pausa nel 2024.
Il dietro front però, non si ferma al vecchio continente dal momento che anche in Costa Rica la società si occuperà di trasferire nei più grandi siti presenti in Vietnam le sue operazioni di assemblaggio e test, sebbene l’azienda preveda di mantenere circa 2000 posti di lavoro in Costa Rica, la decisione impatterà eliminandone altri 3400.
Il prezzo di questa profonda riorganizzazione si traduce in un patto umano decisamente imponente, la società infatti ha dichiarato che concluderà il 2025 con un attivo di 75.000 dipendenti il quale rappresenta un calo vertiginoso rispetto ai 99.500 del 2024, il che significa che nel corso dell’anno circa 24.000 persone lasceranno l’azienda, riducendo l’organico di quasi un quarto, tutto ciò ovviamente è l’emblema di un quadro decisamente complesso, non a caso l’azienda ha registrato una perdita di 2,9 miliardi di dollari.
