La Corte di Cassazione ha raggiunto un traguardo storico nell’ambito del diritto ambientale in Italia: ha stabilito che i cittadini possono rivolgersi ai tribunali per chiedere responsabilità in caso di inadempienza climatica dello Stato o delle aziende. Questa decisione segna l’entrata ufficiale della giustizia climatica nel sistema giudiziario italiano, consentendo finalmente di affrontare nel merito controversie che prima venivano scartate senza entrare nel dettaglio.
Si tratta di una svolta significativa del processo noto come “Giusta Causa”, promosso da associazioni come Greenpeace e ReCommon insieme a cittadini, che accusano Eni e i principali enti statali di non aver adottato politiche adeguate per contrastare il cambiamento climatico. Grazie alla decisione delle Sezioni Unite della Cassazione, si supera il precedente orientamento che riteneva tali cause non giurisdizionali.
Una novità importante per le cause climatiche, la Cassazione cambia rotta sulla giustizia ambientale
In passato, i tribunali italiani respingevano le cause considerandole estranee alla giurisdizione legale, motivando la decisione con la separazione dei poteri. Con il nuovo orientamento, invece, i giudici dichiarano che esiste un fondamento normativo per valutare le omissioni legislative o aziendali che minano i diritti umani legati al clima, ritenuti ormai diritti fondamentali secondo la giurisprudenza europea. Il caso italiano segue modifiche analoghe in altri Paesi europei e la pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso Schweizer KlimaSeniorinnen, che riconosce il diritto alla protezione climatica come parte del diritto alla vita privata e familiare.
Quali conseguenze per il futuro della giustizia climatica?
Da ora in avanti, le cause relative alla crisi climatica potranno essere esaminate nel merito. Sarà possibile valutare se i comportamenti dello Stato, delle aziende o altri soggetti violano obblighi internazionali o la legislazione vigente con impatti diretti sui diritti dei cittadini. Ciò apre la strada anche a sentenze che vadano oltre il risarcimento economico, imponendo obblighi di riduzione delle emissioni o di revisione delle politiche ambientali.
Il nuovo orientamento giuridico potrebbe incoraggiare altre azioni legali simili, contribuendo a un cambiamento culturale e normativo. In questo senso, l’Italia allinea il proprio sistema giuridico a quello degli altri Paesi europei più attivi nel campo. Con questa sentenza, la Corte di Cassazione riconosce non solo il diritto al clima e alla salute ambientale, ma dà voce a cittadini e organizzazioni che promuovono la giustizia climatica nel nostro Paese.
