Probabilmente in molti non ne sono a conoscenza ma stando a quanto riportato, Google ha cominciato a distribuire sia per Android che per iOS la nuova versione dell’applicazione di ricerca visiva Google Lens. Al suo interno sono state introdotte delle modifiche che permetteranno all’interfaccia di arrivare in maniera molto più comoda e semplice per gli utenti. L’esperienza verrà qui semplificata al massimo, conferendo un valore maggiore a tutte quelle funzioni che vengono utilizzate di più.
Con il nuovo update riportato, sono solamente due i tasti in evidenza, ovvero quello per dare il via alla ricerca e quello per la traduzione.
Per i compiti c’è Gemini, più completo e adatto agli studenti
La rimozione della funzione “Compiti” non è casuale. Google sta puntando sempre più su Gemini, la propria piattaforma di intelligenza artificiale, per fornire supporto allo studio. Rispetto a Lens, Gemini riesce a spiegare i passaggi, analizzare i problemi e fornire risposte strutturate. Non solo risultati immediati, quindi, ma anche un percorso di apprendimento.
Eliminando un tasto dall’interfaccia, Google ha anche ampliato il mirino della fotocamera, offrendo una visualizzazione più ampia. E per chi utilizza la modalità di ricerca, è disponibile una nuova opzione chiamata “AI Mode” che consente di ottenere informazioni più dettagliate sugli oggetti inquadrati.
Disponibilità limitata, ma il rollout è iniziato
Il nuovo design non è ancora visibile ovunque. Secondo alcune segnalazioni, è già attivo sul Galaxy Z Fold 7, ma non ancora disponibile su alcuni modelli Pixel, nemmeno con la beta più recente di Android 16. Curiosamente, l’interfaccia rinnovata è invece apparsa su alcuni iPhone 15 Pro Max con iOS 26 in versione Developer Beta.
Anche Apple propone una soluzione simile: si chiama Visual Intelligence ed è integrata nella funzione Action Button dei modelli più recenti. A differenza di Google, però, Apple sfrutta quasi esclusivamente l’elaborazione locale, mentre Google affida l’intero processo al cloud. Due approcci diversi, ma lo stesso obiettivo: migliorare l’interazione tra fotocamera e contenuti digitali.

