In Italia di recente si è assistito ad una crescita costante del numero di veicoli elettrici in circolazione. Ma ciò non basta. Pare infatti che il nostro Paese rischi di restare indietro sul fronte della concorrenza nella gestione delle infrastrutture di ricarica. A tal proposito il Governo ha deciso di intervenire. In che modo? Agire in modo deciso per evitare che pochi operatori controllino il settore. All’interno della “Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2025” è stato inserito un provvedimento che punta ad aumentare la competizione tra le aziende che gestiscono le colonnine di ricarica per auto elettriche. L’obiettivo è garantire un servizio più efficiente e accessibile, soprattutto dal punto di vista dei costi.
Auto elettriche, più colonnine ma regole nuove: il ruolo dei Comuni sarà decisivo
Nel 2024 sono stati registrati circa 55.000 punti di ricarica a fronte di 250.000 veicoli elettrici. Le stime per il 2030 parlano invece di almeno 115.000 stazioni attive. Ma lo sviluppo dell’infrastruttura, alimentato da numerosi fondi pubblici come quelli del PNRR, rischia di produrre effetti negativi. Il timore principale è che le installazioni finiscano concentrate nelle mani di pochi operatori. I quali avranno avranno il potere di influenzare i prezzi e di limitare l’accesso al mercato a nuovi soggetti. Una situazione questa che potrebbe recare un danno ai consumatori finali e ai fornitori di servizi di mobilità.
Il Governo quindi ora intende correggere queste distorsioni. Il controllo delle autorizzazioni per le infrastrutture di ricarica spetta ai Comuni, che potranno intervenire con nuove regole. Le future assegnazioni dovranno avvenire tramite gare pubbliche, trasparenti e non discriminatorie. Si potranno suddividere i progetti in lotti per favorire la partecipazione di più operatori. I Comuni, poi, saranno chiamati a dare priorità a chi, sul loro territorio, gestisce meno del 40% delle colonnine esistenti o già autorizzate.
Tali misure rispondono anche a una segnalazione dell’Autorità Garante della Concorrenza, che ha più volte messo in guardia dal rischio di una scarsa competizione. Una criticità già emersa con i bandi del PNRR, che hanno lasciato inutilizzati circa 600 milioni di euro destinati all’installazione di nuove colonnine. Senza una vera concorrenza, gli incentivi pubblici rischiano di rivelarsi inefficaci.
