L’intelligenza artificiale continua a stravolgere il mondo della tecnologia, e non solo. Tale tecnologia si sta diffondendo sempre di più, raggiungendo anche il settore musicale. A tal proposito, è emblematico il caso dei The Velvet Sundown. Si tratta di una band AI che ha raggiunto su Spotify oltre un milione di ascolti in poche settimane. The Velvet Sundown rappresenta un sofisticato progetto. L’identità del gruppo è rimasta volutamente ambigua fino alla pubblicazione di due album nel giugno 2025, Floating On Echoes e Dust And Silence. Presentati come frutto di una collaborazione tra mente umana e capacità sintetica. Solo in seguito, con la confessione di un componente “aggiuntivo“, è emerso che la musica e l’intero impianto visivo e narrativo dei Velvet Sundown sono stati creati tramite la piattaforma Suno, rivelando la natura ibrida e artificiale del progetto.
The Velvet Sundown spopolano su Spotify
Tale rivelazione ha dato nuova linfa a una discussione già molto accesa sull’impiego dell’intelligenza artificiale nell’arte e, in particolare, nella musica. Molti si interrogano su quanto possa ancora esistere un confine netto tra espressione umana e produzione automatica. I Velvet Sundown rappresentano un caso esemplare: dietro le melodie suggestive e l’estetica curata si cela una macchina. Direzionata però da input umani ben calibrati. Un processo che non può essere ridotto a mera automazione, ma che al contempo sfida la nozione tradizionale di creatività.
A tal proposito, stanno emergendo nuovi dubbi. Secondo Roberto Neri, figura chiave dell’Ivors Academy, è fondamentale introdurre misure di trasparenza per tutelare la paternità delle opere. Il rischio è che i brani generati dall’AI vengano confusi con quelli composti da autori reali. Ingannando così il pubblico e complicando il sistema di licenze e compensi. Anche Sophie Jones, della British Phonographic Industry, si è espressa in favore di una regolamentazione chiara. Proponendo etichette obbligatorie per ogni contenuto generato artificialmente. E non è tutto. Secondo Aurélien Hérault, l’AI potrebbe essere destinata a diventare una risorsa creativa al pari degli strumenti musicali tradizionali. Eppure, fino a quando non sarà garantita chiarezza sull’origine della musica e non saranno stabilite regole condivise, l’intelligenza artificiale continuerà a rappresentare una frontiera complessa.
