Mentre la domanda di auto elettriche rallenta in Europa, Ford si trova a dover ripensare al proprio futuro nel Vecchio Continente. Al centro della questione c’è lo stabilimento di Colonia, cuore dell’industria tedesca, da poco riconvertito per realizzare esclusivamente veicoli elettrici. In questo contesto, è stato raggiunto un accordo tra azienda e sindacati per tutelare gli oltre 10.000 lavoratori impiegati nel sito. Il piano, valido fino al 2032, prevede infatti una gestione “morbida” dei tagli. Nel senso che saranno incentivate le uscite su base volontaria, con indennità considerate più alte rispetto agli standard del settore.
Crisi elettrica e futuro incerto: la sfida di Ford in Europa
Secondo quanto dichiarato da Benjamin Gruschka, presidente del consiglio di fabbrica, l’obiettivo è quello di evitare licenziamenti forzati, proteggendo chi resta e garantendo sostegni concreti a chi decide di lasciare. Nonostante l’incertezza sul futuro della produzione, IG Metall ha accolto positivamente l’intesa, definendola una “rete di sicurezza” per i dipendenti. I 2.900 tagli già annunciati nel 2024 saranno così gestiti senza impatti traumatici, mentre si lavora a nuove soluzioni per mantenere viva la competitività.
La transizione verso l’elettrico, finora poco remunerativa, ha messo sicuramente in difficoltà la casa americana. Dopo aver investito 2 miliardi di dollari per trasformare l’impianto di Colonia, Ford ha chiesto al governo tedesco maggiori incentivi e un’infrastruttura di ricarica più estesa. L’azienda continua a produrre nel sito i modelli Explorer e Capri, entrambi costruiti sulla piattaforma MEB del gruppo Volkswagen. I numeri però non sono rassicuranti. Si parla infatti di 15.764 unità vendute per Explorer nei primi cinque mesi del 2025, mentre Capri si ferma a poco più di 5.000.
L’accordo siglato a Colonia include anche la possibilità di trasferimenti interni tra stabilimenti. I lavoratori interessati dai tagli potranno sostituire colleghi che lasciano volontariamente altri impianti. La proposta è ora in attesa di approvazione attraverso un voto interno. Intanto, la chiusura prevista per lo stabilimento di Saarlouis è un ulteriore allarme sul difficile periodo che sta vivendo il settore automobilistico in Germania, un tempo simbolo di eccellenza industriale. Le scelte di oggi plasmeranno il futuro dell’occupazione e della mobilità europea.
