A quanto pare, tra le persone che hanno trovato nell’intelligenza artificiale una vera alleata quotidiana ci sono anche i sex worker. Sì, proprio loro. E no, non si tratta di una di quelle notizie scandalistiche che girano per fare click. È tutto vero, documentato e sorprendentemente interessante. A raccontarlo è stato The Verge, con un’inchiesta che ribalta un po’ il solito copione: stavolta l’AI non arriva a rubare il lavoro, ma a renderlo più sostenibile.
L’’AI trasforma il lavoro dei sex worker tra automazione e creatività
Il contesto, in effetti, è cambiato parecchio. Nell’industria dell’intrattenimento per adulti, sempre più performer sono anche imprenditori di sé stessi. Non dipendono più solo da agenzie o studi di produzione, ma gestiscono profili personali su piattaforme come OnlyFans. Producono contenuti, rispondono ai fan, si occupano del marketing, della promozione, dell’amministrazione. Una macchina enorme, spesso gestita da una sola persona, e non è difficile immaginare quanto possa essere estenuante tenere tutto in piedi ogni giorno.
È qui che entra in gioco l’AI. Ela Darling, per esempio, è stata tra le prime ad adottare strumenti come ChatGPT per alleggerire il carico. Non ha creato un bot vero e proprio, ma ha insegnato al sistema a scrivere come lei. Così, nei momenti in cui le energie sono al minimo, può comunque rispondere ai suoi fan mantenendo uno stile coerente. Funziona quasi come una versione “in riserva” di sé stessa, che le permette di restare presente senza bruciarsi.
E non è sola. C’è chi usa l’AI per scrivere storie personalizzate, chi per generare idee in base ai gusti molto specifici dei propri follower. Il problema, semmai, è che molti chatbot non amano parlare esplicitamente di contenuti sessuali: tocca quindi trovare scorciatoie, girare intorno ai divieti, usare un po’ di creatività per ottenere i risultati desiderati.
Ma non tutti sono entusiasti. C’è anche chi guarda con sospetto a questo nuovo “collega digitale”. Princess Fawn, ad esempio, teme che l’automazione porti un cambiamento troppo grande, magari non oggi, ma tra qualche anno. Se l’AI comincia a sostituire lavori in altri settori, che succede ai clienti? Se perdono il posto, smettono anche di pagare per contenuti. Il rischio è reale, e non riguarda solo chi lavora nel sesso online, ma chiunque viva di pubblico.
In fondo, quello che racconta questa storia è quanto il confine tra minaccia e opportunità sia sempre più sfumato, e quanto l’AI — ancora una volta — non sia buona o cattiva in sé. Dipende da come scegliamo di usarla. E da quanto siamo pronti a gestirne le conseguenze.
