Ogni volta che buttiamo un vecchio smartphone o un computer ormai fuori uso, abbandoniamo qualcosa di valore. Non in senso metaforico ma in senso letterale: i rifiuti elettronici sono infatti tra le fonti più dense di metalli preziosi, come oro, argento, palladio e platino.
Secondo i dati delle Nazioni Unite, ogni anno vengono generate oltre 60 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici nel mondo. Di questi, meno del 20% viene riciclato correttamente. Il resto finisce in una discarica o viene smaltito in modo scorretto, spesso in Paesi in via di sviluppo – sfruttati per smaltirti in modi poco consoni da cui trarne guadagno. Un singolo smartphone, ad esempio, contiene minime quantità di oro e rame. Se moltiplichiamo questa quantità per i miliardi di dispositivi dismessi, otteniamo tonnellate di metalli preziosi. Si calcola che il valore complessivo dei materiali recuperabili dai rifiuti elettronici superi ogni anno i 57 miliardi di dollari. Ma oggi ne recuperiamo meno di un quinto.
Ogni giorno ci sono grandi quantità di rifiuti elettronici smaltiti – o non – in modo errato e ogni dispositivo è una potenziale fonte di guadagno
Perché succede questo? Il riciclo dell’elettronica è tecnicamente complesso e costoso. Richiede impianti specializzati e una filiera ben organizzata. Ma c’è anche un problema culturale se pensiamo che in molti non sanno dove portare i dispositivi o li accumulano in casa per anni. In Europa ci sono iniziative per migliorare il recupero, ma il quadro resta frammentario e poco diffuso. Apple, ad esempio, ha sviluppato robot come Daisy, in grado di smontare e separare i materiali dai vecchi iPhone. Ma al momento queste pratiche sono solo eccezioni non la norma.
La vera miniera non è più sotto terra quindi, ma nei nostri cassetti, pieni di elettronica obsoleta che non solo non smaltiamo ma spesso smaltiamo male, creando un danno in entrambi i casi. Nel frattempo, molte aziende si arricchiscono ugualmente smaltendoli in modo errato. Riconoscerlo non è solo importante pe costruire la propria coscienza ecologica, ma per alimentare anche un’economia che sia il più circolare possibile – una scelta ideale per noi e per l’ambiente. Soprattutto in un’epoca in cui le materie prime critiche sono sempre più scarse, rimetterle in circolo può fare la differenza.
