Nel cielo nero del Texas, mercoledì notte, qualcosa ha fatto tremare il silenzio: un bagliore improvviso, poi un boato. È andato così in fumo – letteralmente – l’ennesimo prototipo di Starship, la navicella di SpaceX che punta un giorno a portarci su Marte. L’esplosione è avvenuta mentre lo stadio superiore del razzo si trovava ancora sulla piattaforma di test, e con sé ha trascinato mesi di lavoro, speranze e probabilmente qualche notte insonne da parte degli ingegneri di Elon Musk.
Dopo l’esplosione, la sfida di SpaceX per rilanciare Starship
A dare le prime spiegazioni, come spesso accade, è stato proprio Musk, che su X (ex Twitter) ha parlato apertamente del guasto. Il problema sembra essere nato da un piccolo componente, ma con un ruolo cruciale: un serbatoio chiamato COPV, che serve a mantenere la pressione all’interno del razzo in fase di volo. In pratica, evita che i serbatoi principali si affloscino man mano che il carburante viene consumato. Un po’ come quei materassini gonfiabili da spiaggia: se l’aria scappa, tutto collassa. Solo che qui c’è di mezzo l’azoto, pressioni altissime e, ovviamente, un veicolo spaziale da miliardi di dollari. Pare che il serbatoio abbia ceduto prima del previsto, facendo esplodere tutto.
Non è la prima volta che qualcosa va storto. Gli ultimi test hanno alternato momenti di entusiasmo ad altri decisamente più frustranti. Il volo 9, ad esempio, aveva mostrato segnali incoraggianti: il razzo aveva raggiunto lo spazio e spento i motori in modo corretto. Ma poi, durante il rientro, aveva perso il controllo, rendendo impossibile valutare se scudo termico e superfici di manovra funzionassero davvero. Insomma, una continua altalena tra slanci e battute d’arresto.
Il veicolo esploso questa settimana era la versione V2, più leggera e perfezionata rispetto alle precedenti. Ora servirà una nuova revisione, e si parla già di una V3. Ma prima, sarà fondamentale capire se l’esplosione ha danneggiato anche la struttura a terra: se così fosse, il vero problema non sarà solo costruire un altro razzo, ma trovare un posto dove farlo decollare.
SpaceX, com’è nel suo stile, non si ferma. Ogni fallimento è visto come un passaggio obbligato, un tassello in più per arrivare dove nessuno è mai stato. Ma il traguardo, oggi, sembra ancora parecchio lontano.
