Il settore della robotica militare ha appena accolto un nuovo protagonista, si chiama PELE ed è un drone terrestre intelligente progettato per operare come dispositivo di supporto in missioni aeree di ricognizione. Tutto mantenendo il massimo silenzio e la massima concentrazione.
Lo sviluppo di questo drone è frutto di una collaborazione tra aziende del settore difesa e alcune università europee, che hanno l’obiettivo di creare un nodo terrestre mobile e autonomo, in grado di coordinarsi con stormi di droni in volo. PELE non è armato, ma rappresenta un punto nevralgico di comando di tipo mobile. Può ricevere dati, processarli, e ridistribuirli ai droni in volo, tutto in tempo reale. La sua utilità maggiore è in scenari di cosiddetta guerra elettronica, dove le comunicazioni satellitari possono essere disturbate o interrotte. PELE in quel caso crea un’infrastruttura “di terra”, mobile, ridondata e più difficile da colpire.
PELE, il drone robotico pensato per digitalizzare ulteriormente e con maggiore efficienza le missioni di ricognizione
Dotato di sensori LIDAR, visione termica e AI dedicata, il robot è in grado di seguire autonomamente squadre di soldati, spostarsi in autonomia in zone difficili e fungere da punto di rilancio per segnali criptati. Inoltre, è progettato per agire anche in modalità silenziosa, con propulsione elettrica a bassa rumorosità, per operazioni che lo richiedono. I test condotti in poligoni militari hanno dimostrato la sua capacità di sopravvivenza in ambienti ostili, come deserti e foreste, con temperature variabili e terreno impervio. Le simulazioni operative lo hanno visto operare in simbiosi con micro-droni esplorativi, creando una rete adattiva distribuita.
Il futuro delle guerre robotizzate sembra passare non solo dai droni volanti, ma anche da sistemi ibridi come PELE, che integrano tutto in un’unica architettura di supporto. Le forze armate europee stanno già valutando l’adozione del sistema entro il 2026, in vista di nuove dottrine operative digitalizzate.
