Al centro dell’innovazione tecnologica, una scoperta promettente arriva dall’Università della California. Qui un team di ingegneri ha sviluppato un sistema di raffreddamento passivo. Il quale potrebbe rivoluzionare il modo in cui si gestisce il calore nei moderni data center. Tale nuova tecnologia non si affida a ventole, pompe o compressori energivori. Sfrutta, invece, una soluzione semplice e naturale: l’evaporazione. Il punto di svolta è rappresentato da una speciale membrana in fibra che è riuscita a gestire una densità di calore superiore a 800 watt per centimetro quadrato. Un traguardo notevole per una tecnologia che non utilizza alcun sistema meccanico attivo.
Nuovo sistema di raffreddamento per i data center
Alla base di tale sistema vi è una rete di minuscoli pori interconnessi che attraversano la membrana. Quest’ultimi, grazie all’azione capillare, distribuiscono un liquido su tutta la superficie. Quando evapora, assorbe calore, raffreddando efficacemente i chip sottostanti. Nonostante l’evaporazione sia un processo ben noto, la sua applicazione su componenti elettronici ad alte prestazioni è sempre stata complicata. I tentativi precedenti fallivano perché i pori o si intasavano o generavano instabilità termica.
Gli ingegneri della UCSD hanno individuato un equilibrio ideale. Ciò utilizzando una membrana progettata inizialmente per la filtrazione. La sua struttura, con pori della giusta dimensione e collegamenti interni, si è rivelata perfetta per il raffreddamento. Renkun Chen, professore e co-autore dello studio, ha spiegato che tali membrane, una volta rinforzate meccanicamente, non solo hanno resistito a elevate temperature, ma hanno mantenuto una performance costante nel tempo.
Al momento, i ricercatori stanno integrando tale tecnologia nelle piastre di raffreddamento a contatto diretto con processori. Inoltre, hanno già dato vita a una startup per la sua commercializzazione. Se diffusa su larga scala, suddetta soluzione potrebbe ridurre in modo sostanziale l’impatto ambientale dei data center. Offrendo così un contributo prezioso per un futuro digitale più sostenibile.
