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L’Unione Europea detta il prossimo passo di Meta
Meta ha sottolineato che gli annunci previsti non sfrutteranno dati sensibili, come le conversazioni, le chiamate o i gruppi. Al contrario, la personalizzazione si baserà su elementi considerati meno invasivi, come la posizione approssimativa o la lingua utilizzata nell’app. Nonostante queste rassicurazioni, numerose associazioni per la difesa della privacy hanno espresso dubbi sull’effettiva trasparenza del sistema pubblicitario. La preoccupazione principale è che, nel tempo, si possa arrivare a una raccolta più invasiva di informazioni private, mettendo a rischio la sicurezza e la riservatezza degli utenti.
In risposta all’annuncio di Meta, le autorità europee hanno deciso di intervenire rapidamente. L’Irlanda, dove ha sede la filiale europea della società, avvierà a breve un confronto diretto con i rappresentanti di WhatsApp. L’obiettivo è quello di assicurarsi che tutte le condizioni imposte dal GDPR vengano rispettate prima che qualsiasi forma di pubblicità venga attivata.
Per Meta, si tratta di una battuta d’arresto in un progetto che punta a monetizzare in modo più deciso la sua app di messaggistica. In altri paesi, lontani dall’ombrello del GDPR, gli annunci potrebbero invece partire prima della fine dell’anno. Ma in Europa i ritmi saranno più lenti. Questo episodio dimostra quanto le leggi europee sulla protezione dei dati siano in grado di frenare, almeno temporaneamente, le strategie delle grandi piattaforme digitali.










