Chi l’avrebbe detto che, a più di undici miliardi di anni luce da qui, ci fosse uno spettacolo cosmico degno dei migliori effetti speciali – e tutto questo molto prima che la Terra avesse anche solo l’idea di esistere. Gli astronomi hanno da poco scovato due colossali getti di raggi X, sparati da quasar antichissimi, che si stanno facendo notare ancora oggi grazie a una specie di eco cosmica: la radiazione di fondo, quella stessa “nebbia luminosa” che è rimasta in giro dopo il Big Bang.
La danza energetica dei getti cosmici
Ecco cosa succede, in parole semplici: hai un buco nero supermassiccio, affamato di tutto ciò che gli orbita intorno. Mentre inghiotte materia come se fosse a un buffet senza fondo, lancia fuori, in direzioni opposte, delle fiammate violentissime di particelle quasi alla velocità della luce. Non è un comportamento molto educato, ma di certo è spettacolare. I due quasar scoperti – J1610+1811 e J1405+0415, nomi da robot spaziali più che da stelle – sono lontanissimi, ma i loro getti sono talmente enormi e potenti da lasciare ancora un’impronta oggi. Parliamo di distanze esagerate: 300.000 anni luce ciascuno, praticamente tre volte il diametro della nostra galassia.
E qui entra in gioco un piccolo trucco dell’universo. Quei getti interagiscono con i fotoni della radiazione cosmica, li colpiscono, li energizzano e li trasformano in raggi X che, finalmente, possiamo vedere anche da qui. È come se la luce di un fuoco d’artificio si riflettesse su una nebbia lontana, dandoci un assaggio di quello che è successo così tanto tempo fa da far girare la testa.
Questi due getti, così intensi da sembrare delle vere esplosioni congelate nel tempo, ci stanno raccontando come i buchi neri abbiano avuto un ruolo da protagonisti nella crescita delle prime galassie. Non è solo una bella immagine: è una finestra aperta su un universo giovane, turbolento e affamato di energia. E ogni nuova scoperta è un passo in più per capire cosa siamo, da dove veniamo e – forse – dove stiamo andando.
