Sembra che Plutone continua ancora a sorprendere. A tal proposito, il telescopio spaziale James Webb (JWST) ha confermato una scoperta interessante. È stata individuata una sottile foschia, sospesa nell’alta atmosfera del pianeta nano. Quest’ultima gioca un ruolo cruciale nel modellare le sue condizioni atmosferiche estreme. Tale bruma quasi impercettibile non solo contribuisce a raffreddare drasticamente l’atmosfera di Plutone, ma innesca anche un processo straordinario e unico nel nostro sistema solare. Ovvero la perdita di molecole che poi finiscono sulla sua luna Caronte.
Cosa si sa dell’atmosfera di Plutone?
Tutto ha avuto inizio con un’ipotesi avanzata nel 2017. Il planetologo Xi Zhang dell’Università della California, ha analizzato le anomalie termiche rilevate dalla sonda New Horizons della NASA. A tal proposito, Zhang cercava di spiegare il motivo per cui l’atmosfera di Plutone sembrava così instabile. Anche se estremamente sottile. I dati indicavano che il pianeta perdeva circa 1,3 chilogrammi di metano al secondo, una parte del quale (2,5%) veniva poi catturata da Caronte. Contribuendo così a colorarne i poli di rosso con complesse molecole organiche.
Secondo Zhang, la chiave di tale fenomeno poteva essere una foschia stratificata, composta da minuscole particelle sospese. Quest’ultime, pur assorbendo l’ultravioletto solare, riuscivano a cedere alle molecole di gas l’energia necessaria per vincere la debole gravità plutoniana e disperdersi nello spazio. Tale stesso meccanismo, però, avrebbe anche un effetto contrario. Ovvero un raffreddamento della mesosfera, dove le temperature scendono da circa -163 °C fino a -203 °C. L’esistenza concreta di tale foschia, però, era rimasta per anni una pura ipotesi.
La svolta è arrivata grazie al JWST, equipaggiato con il sofisticato strumento MIRI (Mid-Infrared Instrument). Insieme ad un potente specchio da 6,5 metri. Tale dispositivo è stato in grado di distinguere chiaramente tra Plutone e Caronte. Ciò ha permesso al team guidato da Tanguy Bertrand dell’Observatoire de Paris di identificare le emissioni termiche nella gamma del medio infrarosso. Segno inequivocabile della foschia ipotizzata da Zhang.
Bertrand ha descritto tale foschia come formata da aerosol solidi, sospesi in alto nell’atmosfera. I quali sono capaci di disperdere la luce e ridurre la visibilità. Creando così un alone semi-trasparente. L’atmosfera di Plutone è composta per lo più da azoto con tracce di metano, anidride carbonica e idrocarburi come benzene e cianuro di idrogeno. Quest’ultima ha una pressione superficiale estremamente bassa (13 microbar). Ovvero un milionesimo di quella terrestre. Ciò, unito alla sua bassa gravità presente sul pianeta, consente a molte molecole di sfuggire anche con minime energie.
Un aspetto particolarmente intrigante è la duplice natura della foschia: può riscaldare o raffreddare a seconda delle sue proprietà fisiche. Gli scienziati stanno attualmente cercando di modellare tale comportamento attraverso simulazioni microfisiche avanzate. Tale equilibrio energetico influenza profondamente le condizioni atmosferiche e persino il “clima” del pianeta, dominato da cicli di sublimazione e condensazione di gas come metano e azoto.
