Pecore sotto copertura uno di quei film che, a prima vista, sembra una cosa e poi si rivela tutt’altro. Uscito nelle sale l’8 maggio 2026, con la regia di Kyle Balda e le voci di Hugh Jackman, Nicholas Braun e Nicholas Galitzine, il film parte come un incrocio tra Babe e un giallo alla Agatha Christie, ma quando finalmente si scopre chi è l’assassino e tutti i tasselli vanno al loro posto, la faccenda diventa sorprendentemente emozionante e appagante. Dietro la sceneggiatura c’è Craig Mazin, già noto per aver scritto Chernobyl e The Last of Us, e anche stavolta è riuscito a colpire nel segno.
Non tutti sanno che Pecore sotto copertura si basa su un romanzo di Leonie Swann intitolato Three Bags Full. Quando Mazin decise di scriverne l’adattamento, ormai dieci anni fa, cambiò praticamente tutto quello che si poteva cambiare rispetto al libro originale. La natura stessa del mistero, la rivelazione finale, perché raccontare quella storia così com’era a un pubblico generalista sarebbe stato troppo complicato. Quello che però volle preservare fu lo spirito dei personaggi, la loro innocenza, quei piccoli momenti che alla fine gli erano rimasti dentro più di qualunque altra cosa. E per fortuna Swann vide il film e ne fu entusiasta, capendo che un adattamento non deve essere per forza una copia carbone del libro. Lo stesso Mazin ha detto: “Se vi piace il film, per favore leggete Three Bags Full. È fantastico e parecchio diverso, ma molto soddisfacente”.
Chi ha ucciso George? L’assassino svelato
Difficile però che qualcosa sia più soddisfacente del finale del film, dove ogni filo narrativo viene annodato con cura. Attenzione: da qui in poi si parla apertamente della soluzione del mistero, quindi spoiler in arrivo.
Per buona parte della storia sembra abbastanza chiaro che Rebecca, la figlia di George, lo abbia ucciso per impossessarsi del denaro legato all’invenzione del padre. Ma Pecore sotto copertura ha in serbo un colpo di scena finale che ha perfettamente senso. L’assassino è in realtà Elliot Matthews, il reporter appena arrivato in paese, il cui vero nome è Peter Van Vuren: il figlio che George aveva dato in adozione. Peter era riuscito a risalire alle proprie origini, raggiungere l’Inghilterra e incontrarsi col padre per bere qualcosa insieme, avvelenandolo durante quell’incontro. Da lì i due bicchieri che le pecore notano nel suo trailer.
La chiave di tutto sta nel colore della mano di George al momento della morte: verde. Il suo prodotto era blu e i capelli di “Elliot” erano biondi perché se li era appena tinti. Basta fare due più due. Negli ultimi istanti di vita, George era riuscito ad afferrare i capelli dell’assassino, tingendosi la mano e lasciando quel colore come miscela di blu e giallo. Un indizio nascosto in bella vista che le pecore, alla fine, riescono a decifrare.
E dopo? La porta resta aperta
Con la verità venuta a galla, Rebecca viene scagionata e decide di restare a vivere a Denbrok insieme alle pecore, mentre il fratellastro finisce dietro le sbarre. Il finale lascia tecnicamente aperta la porta a un possibile sequel, anche se a quanto pare non ci sarà. Pecore sotto copertura è un film che, a detta di molti, avrebbe meritato risultati migliori al botteghino, e la speranza è che lo streaming possa restituirgli la visibilità che merita.
