Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha recentemente evocato il ricorso alla tecnologia del riconoscimento facciale durante le manifestazioni, suscitando timori diffusi tra gruppi per i diritti civili e difensori della privacy. In occasione di una grande parata militare a Washington – per l’anniversario del suo 79° compleanno – Trump ha avvertito che i partecipanti sarebbero stati respinti “con forza”.
L’assenza di una distinzione chiara tra manifestazioni pacifiche e violente ha spinto le forze dell’ordine verso un uso esteso di strumenti di sorveglianza, tra cui droni e lettori automatici delle targhe, con potenziale applicazione del Face ID per identificare i manifestanti; così come suggerito da Trump. Questa prospettiva ha acceso l’allarme tra organizzazioni come l’ACLU e la Surveillance Technology Oversight Project (STOP), che denunciano possibili abusi in merito. La sorveglianza indiscriminata, unita a false identificazioni – soprattutto tra persone di colore – può minare la libertà di espressione e generare un effetto contrario.
Donald Trump si avvale del riconoscimento facciale per respingere i manifestanti
In passato, infatti, l’amministrazione Trump aveva già dato il via libera alla Guardia Nazionale a Los Angeles per contrastare le proteste dovute ai raid dell’ICE, accompagnando quell’intervento con l’uso di droni e minacce di arresto. La preoccupazione per la privacy si aggiunge all’uso già controverso del riconoscimento facciale in altre aree pubbliche. Tra funzionari statunitensi, il dibattito sul bilanciamento tra sicurezza e libertà ha portato alcune città – come San Francisco, Oakland e Boston – a vietare temporaneamente questi sistemi.
Per tutelare la propria identità, è stata diffusa la voce, durante le proteste, sull’importanza di maschere e coperture anti facial recognition, strumenti adottati durante le proteste del 2020 proprio per ribellarsi alla sorveglianza biometrica. Gli esperti raccomandano ai manifestanti l’uso di precauzioni come strumenti pensati per disattivare i dispositivi mobile, per limitare il tracciamento. In sintesi, l’appello di Trump all’uso del riconoscimento facciale nelle proteste si inserisce in una strategia più ampia di controllo del dissenso grazie agli strumenti digitali, con potenziali effetti duraturi che vanno anche oltre le proteste. L’equilibrio tra ordine pubblico e diritti individuali resta una delle sfide centrali del dibattito.
