Dopo mesi di progressi da parte di OpenAI, anche Google introduce una funzione attesa da tempo all’interno del suo assistente virtuale Gemini, le azioni programmate. Da oggi, gli utenti abbonati ai piani a pagamento, come AI Pro, Ultra e Google Workspace, possono chiedere all’intelligenza artificiale di svolgere attività in momenti specifici, proprio come accade già su ChatGPT. Non si tratta solo di un aggiornamento tecnico, ma di una mossa strategica per affermarsi in un settore in cui il tempo e la precisione fanno la differenza.
La concorrenza si gioca sull’integrazione: Gemini accelera, ma non per tutti
Con un semplice comando, scritto o parlato, Gemini può essere istruito per inviare ogni mattina un riassunto delle notizie, ricordare eventi importanti o gestire aggiornamenti periodici. Le azioni, una volta impostate, possono essere modificate, messe in pausa o eliminate direttamente dall’app, attraverso un’interfaccia pensata per essere accessibile anche a chi ha poca dimestichezza con la tecnologia. Al momento non ci sono limiti ufficiali al numero di attività che si possono programmare, ma è probabile che in futuro Google introduca delle soglie simili a quelle di ChatGPT, su cui sono consentiti al massimo dieci compiti simultanei.
Malgrado il lancio in ritardo rispetto a OpenAI, Google mostra di avere le idee chiare. L’introduzione delle azioni programmate segna una tappa fondamentale nella trasformazione degli assistenti vocali. La nuova funzione, però, come detto, resta riservata solo agli utenti paganti. Nessuna possibilità, almeno per ora, per chi utilizza Gemini nella sua versione gratuita. Questo approccio potrebbe spingere molte persone a sottoscrivere un piano, ma rischia anche di escludere una larga fascia di pubblico.
Oltre alle azioni programmate, Google sta preparando il lancio della versione stabile di Gemini 2.5 Pro. Definita “anteprima potenziata”, è frutto dei feedback ricevuti da chi l’ha testata su Google AI Studio e Vertex AI. Il modello promette maggiore flessibilità, velocità di risposta e capacità di comprendere compiti più complessi. La sfida con ChatGPT, che nel frattempo continua a evolversi con i suoi modelli o3 e o4-mini, si fa sempre più intensa.
