Un’ordinanza del tribunale federale di New York, risalente a maggio, impone a OpenAI di conservare le chat presenti su ChatGPT a tempo indeterminato, anche quelle già eliminate dagli utenti. Questo provvedimento potrebbe essere una risposta all’accusa del New York Times sull’uso non autorizzato di articoli.
Fino ad ora le chat cancellate si potevano rimuovere facilmente dall’interfaccia per eliminarle del tutto entro 30 giorni dai sistemi di OpenAI. Con questo provvedimento recente, l’azienda deve obbligatoriamente conservare tutte le chat più a lungo, per un tempo indefinito. Spetta al tribunale il prossimo passo. L’obbligo imposto coinvolge tutti gli utenti, non solo quelli che pagano un abbonamento, ma non riguarda gli account Enterprise, Education e così via. Le conversazioni non saranno cancellate ma nemmeno apertamente visibili. Solo un team, di poche persone e autorizzato, potrà visionarle.
ChatGPT, OpenAI messo alle strette dal tribunale federale di New York
OpenAI ritiene questa misura adottata alquanto ingiustificata, in contrasto con le sue politiche sulla possibilità di cancellare le chat. Sam Altman dichiara che l’AI è “privata, è come parlare con un avvocato o un medico” e che l’azienda intende fare appello contro l’ordinanza. La decisione presa ricordiamo che è parte di un quadro più ampio, soprattutto in seguito alle accuse ricevute dal New York Times, come detto.
In questo modo si sta creando un precedente: se gli utenti non possono più eliminare definitivamente le chat, potrebbero esserci implicazioni per la loro privacy, la fiducia nel cloud e nei dati conservati. Questa ordinanza cambia le regole sulla privacy e sul controllo dati di ChatGPT e mette in discussione il diritto dell’utente di eliminare definitivamente le proprie interazioni. OpenAI si oppone con forza, con l’obiettivo di far valere i diritti dell’utente che ha sempre sostenuto siano fondamentali. Ora resta solo da vedere se il ricorso cambierà le cose o darà il via ad un punto di non ritorno.
