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La sofisticata frode interna che ha colpito Intel

Due insider hanno frodato Intel Israel per oltre 800.000\$ con una serie di falsi acquisti mascherati da servizi sfuggiti ai controlli.

scritto da Margherita Zichella 30/05/2025 0 commenti 2 Minuti lettura
Due insider hanno frodato Intel Israel per oltre 800.000\$ con una serie di falsi acquisti mascherati da servizi sfuggiti ai controlli.
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A volte, i colossi della tecnologia sembrano invincibili. Giganti blindati da firewall, audit e processi interni a prova di errore. Eppure, anche nelle aziende più sofisticate può insinuarsi un piano tanto semplice quanto astuto. È esattamente quello che è successo a Intel Israel, filiale di uno dei nomi più potenti nel mondo dei semiconduttori.

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Il caso Intel e la vulnerabilità invisibile

Tra l’ottobre del 2023 e il novembre 2024, qualcuno è riuscito a sottrarre all’azienda più di 3 milioni di shekel – circa 842.000 dollari – senza che nessuno se ne accorgesse per oltre un anno. E no, non si è trattato di un attacco hacker, ma di qualcosa di molto più insidioso: una truffa interna, orchestrata con pazienza e conoscenza dei meccanismi aziendali.

Secondo le prime ricostruzioni, tutto ruota attorno a due nomi: Natalia Avtsin, ex dipendente del reparto produzione hardware di Intel, e Yafim Tsibolevsky, proprietario di una società fornitrice chiamata “Energy Electronics 2000”. I due, secondo l’accusa, avrebbero collaborato strettamente per mettere in piedi un sistema di frode che ha aggirato i controlli di Intel per mesi.

Come? Con un trucco sorprendentemente semplice. Avtsin, dalla sua posizione, richiedeva preventivi per componenti hardware a Tsibolevsky. Una volta ottenuto l’ok dai superiori, però, riclassificava l’acquisto come servizio anziché componente fisico. Un dettaglio tecnico che ha fatto tutta la differenza: i servizi, a quanto pare, sfuggivano ai controlli più rigidi (come la necessità di presentare documentazione firmata a conferma della consegna).

E così, una fattura alla volta, il denaro ha cominciato a uscire dalle casse di Intel. Per non insospettire nessuno, Tsibolevsky si è anche premurato di emettere sempre importi inferiori a 20.000 dollari – esattamente entro il limite autorizzato di Avtsin. Una mossa che lascia intendere una pianificazione tutt’altro che improvvisata.

Ma c’è di più. In alcune operazioni, i due avrebbero utilizzato una terza entità – una società di servizi acquisti chiamata Levanon Kogan – per far transitare i pagamenti. Un ulteriore strato di complessità che ha contribuito a mascherare la frode fino al novembre 2024, quando Avtsin è stata licenziata. Ufficialmente per via della riduzione delle attività in Israele, ma con il senno di poi, la tempistica lascia aperti diversi interrogativi.

Intel, nel frattempo, ha portato il caso in tribunale, chiedendo la restituzione dell’intera somma. Ma la vicenda è anche un campanello d’allarme più ampio: perché se una delle aziende più avanzate al mondo può essere raggirata in questo modo, allora forse i protocolli di sicurezza – soprattutto quelli legati alle transazioni – meritano una seria revisione.

Una storia che dimostra come, a volte, non serve un genio del crimine o un attacco dall’esterno: basta qualcuno che conosce bene i meccanismi interni, e sa esattamente dove infilarsi.

frodeIntelsicurezza
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Margherita Zichella
Margherita Zichella

Nata a Roma l'11 aprile del 1983, diplomata in arte e da sempre in bilico tra comunicazione scritta e visiva.

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