C’è una proposta di legge in ballo negli Stati Uniti che, a prima vista, sembra avere un nome da slogan elettorale – “One, Big, Beautiful Bill” – ma secondo chi lavora nel settore dell’energia solare, tanto bella non è. Anzi, potrebbe diventare un grosso problema. A lanciare l’allarme è la SEIA, l’associazione americana dell’industria solare, che non ha usato mezzi termini: se questa legge passa così com’è, rischiamo un bel passo indietro nella corsa verso un’energia più pulita, moderna e accessibile.
La “Beautiful Bill” che spaventa il solare
Per capire meglio: il disegno di legge, già approvato in una commissione della Camera, prevede tagli importanti agli incentivi per il solare. E tra le voci che sparirebbero, c’è anche il credito d’imposta per il solare residenziale, cioè quello sconto che finora ha permesso a milioni di famiglie di installare pannelli solari sui tetti. Tradotto: senza questo aiuto, per molti tornerebbe a essere un sogno fuori portata.
E non è solo una questione di tetti e bollette. SEIA avverte che quasi 300 progetti di impianti solari e di stoccaggio potrebbero saltare, facendo perdere al Paese ben 145.000 GWh di elettricità pulita entro il 2030. E insieme all’energia, svanirebbero anche circa 300.000 posti di lavoro. Sì, hai letto bene: centinaia di migliaia di persone, in gran parte impiegate in stati a guida repubblicana, resterebbero senza impiego proprio per una legge proposta dal loro stesso partito.
Nel frattempo, i dati parlano chiaro: solo nel primo trimestre del 2025, quasi tutta la nuova capacità energetica installata negli USA è arrivata da fonti rinnovabili. Il solare guida la classifica per il 19° mese di fila. Eppure, proprio adesso, si rischia di frenare tutto, mandando all’aria anche oltre 220 miliardi di dollari in investimenti potenziali e alzando la bolletta per i consumatori di circa 51 miliardi.
Abigail Ross Hopper, presidente della SEIA, ha lanciato un appello al Senato: fermatevi, riscrivete questa legge. Perché bloccare il solare non significa solo perdere posti di lavoro e soldi, ma anche cedere il primato tecnologico a potenze come la Cina. E in un mondo dove l’energia è sempre più legata all’innovazione, sarebbe un errore difficile da recuperare.
Insomma, qui non si tratta solo di pannelli e incentivi. Si tratta del futuro energetico di un intero Paese. E forse è il momento di chiedersi se questa “Beautiful Bill” sia davvero così bella.
