Hai mai pensato che si possa “sbirciare” dentro la Luna o un asteroide… senza nemmeno sfiorarli? Niente trivelle spaziali, niente lander che scavano: solo gravità. È questo il trucco che la NASA ha usato in due recenti ricerche per capire meglio com’è fatto l’interno di due corpi celesti molto diversi tra loro – la nostra Luna e l’asteroide Vesta.
Dentro la Luna senza trivelle: parla il campo gravitazionale
A guidare gli studi c’è Ryan Park del Jet Propulsion Laboratory, che con il suo team ha trovato un modo geniale per studiare le viscere di questi mondi lontani: osservare come si comportano i satelliti quando orbitano attorno a loro. Sembra semplice, ma richiede una precisione pazzesca. Analizzando le minuscole variazioni nella traiettoria delle sonde, si riesce a dedurre com’è distribuita la massa all’interno del corpo celeste che stanno sorvolando. È un po’ come capire cosa c’è dentro un pacco solo scuotendolo e ascoltando il rumore.
Partiamo dalla Luna. I dati arrivano dalla missione GRAIL, in orbita tra il 2011 e il 2012. Due piccoli satelliti, chiamati Ebb e Flow, hanno seguito passo dopo passo il campo gravitazionale lunare. E hanno scoperto qualcosa di curioso: il lato della Luna che vediamo da Terra è più “morbido” (cioè si deforma di più) rispetto a quello nascosto. Il motivo? Probabilmente sotto ci sono zone più calde e ricche di elementi radioattivi, che generano calore. Non a caso, proprio lì si trovano le grandi pianure chiamate maria, nate da antiche eruzioni vulcaniche.
E poi c’è Vesta. A prima vista, sembrerebbe un piccolo pianetino roccioso ben fatto, con strati ordinati come quelli della Terra. Invece no. I dati della missione Dawn raccontano un’altra storia: niente nucleo marcato, niente strati ben distinti. La massa è distribuita in modo omogeneo, come se Vesta fosse il risultato di un gigantesco impatto che ha sparso detriti senza mai formare una vera struttura interna. Una scoperta sorprendente, che ribalta molte teorie.
La cosa bella? Lo stesso metodo funziona anche altrove. È già stato usato su Cerere e persino su Io, la luna vulcanica di Giove. In quest’ultimo caso, ha aiutato a capire che probabilmente non c’è un oceano globale di magma sotto la superficie, come si era ipotizzato in passato.
In poche parole, stiamo imparando a leggere l’universo usando le pieghe invisibili della gravità. Senza trivelle. Senza tocchi. Solo con la pazienza e la precisione dei numeri. E sembra funzionare piuttosto bene.
