Quando si parla di energia e clima, l’idrogeno spunta sempre tra le parole chiave del futuro. È leggero, versatile e, se prodotto nel modo giusto, può aiutarci a ridurre le emissioni in tanti settori, dai trasporti all’industria pesante. Il problema? Al momento, in Europa, gran parte dell’idrogeno viene ancora prodotto usando gas naturale. Un metodo che emette un sacco di CO₂. Insomma, non proprio il massimo per l’ambiente.
Idrogeno verde vs viola: scontro politico sulle etichette green
Per cambiare rotta, l’Unione Europea punta tutto su nuove forme di produzione più pulite. Quella di cui si parla di più è l’idrogeno verde, ottenuto grazie all’elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili come sole e vento. Ma c’è un altro candidato che meriterebbe più attenzione: l’idrogeno viola, quello prodotto usando energia nucleare. Anche lui ha un’impronta carbonica praticamente nulla, ma senza dipendere dalle bizze del meteo.
Eppure, nonostante i buoni propositi, la Commissione Europea ha deciso di rimandare il riconoscimento ufficiale dell’idrogeno nucleare come fonte “a basse emissioni”. La decisione definitiva slitterà addirittura al 2028. Fino ad allora, l’idrogeno prodotto usando l’elettricità delle centrali nucleari non potrà contare sui vantaggi delle etichette “green” europee. Una scelta che non è passata inosservata.
Secondo Emmanuel Brutin, direttore generale di Nuclear Europe, questo ritardo è un’occasione mancata. Anzi, lo definisce apertamente “un vantaggio sleale” per l’idrogeno verde, che potrà accedere prima a fondi e incentivi, lasciando il viola ai blocchi di partenza.
Il motivo di tanta cautela? Come spesso accade in Europa, le divisioni politiche tra gli Stati membri. Francia, Polonia e Svezia difendono a spada tratta il nucleare come energia pulita. Germania e Danimarca, invece, sono molto più scettiche: temono che puntare troppo sul nucleare possa rallentare lo sviluppo delle rinnovabili “vere”, come solare ed eolico.
E poi c’è il tema, mai del tutto risolto, della sicurezza. Il nucleare non emette CO₂, è vero, ma porta con sé interrogativi importanti: gestione delle scorie, costi elevati e lunghi tempi di costruzione. Insomma, l’idrogeno viola promette bene, ma per ora resta in panchina. Resta da capire se, quando arriverà il suo turno, il campo sarà ancora aperto.
