Da ieri è entrato in vigore il decreto che modifica le accise sui carburanti. Il Governo ha alzato di 1,5 centesimi al litro le accise sul diesel e abbassato di 1,5 centesimi quelle sulla benzina. Una manovra che spalanca la porta a un processo graduale: in cinque anni, i due carburanti avranno lo stesso peso fiscale. La misura, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, ha effetto immediato e inizia a far sentire i suoi effetti nelle tasche degli italiani. L’obiettivo dichiarato dal Governo è cancellare i cosiddetti Sussidi ambientalmente dannosi, come richiesto dall’Unione Europea. Il diesel, finora avvantaggiato, inizia così una lenta rincorsa verso le accise della benzina. Attualmente, queste sono fissate a 71,34 centesimi al litro per la benzina e 63,24 centesimi per il gasolio, ma il divario sarà colmato entro il 2029.
Diesel e spese per la benzina
Secondo il Codacons, la nuova accisa costerà 364,5 milioni di euro annui agli automobilisti con auto diesel. Ogni pieno, con il nuovo aumento, costa quasi un euro in più: 0,915 euro IVA inclusa. Con due pieni al mese, la maggiore spesa annua per chi guida un diesel tocca i 21,96 euro. In Italia ci sono 16.602.000 auto diesel, pari al 40,9% del totale. Un numero che rende evidente l’impatto economico complessivo. La misura si abbatte su chi ha scelto il gasolio per risparmiare sul lungo periodo. Quel vantaggio, ora, sta lentamente svanendo. Vale ancora la pena scegliere il diesel? La risposta, nei prossimi anni, potrebbe cambiare.
La novità è però una buona notizia per altri 17 milioni di automobilisti. Chi guida un’auto a benzina, infatti, beneficerà di un risparmio stimato di 374,5 milioni di euro su base annua. La riduzione delle accise si traduce in risparmi diretti, soprattutto per chi percorre lunghi tragitti o utilizza l’auto ogni giorno. Il taglio di 1,5 centesimi al litro sembra piccolo. Eppure, pieno dopo pieno, diventa denaro reale. È l’inizio di un’inversione di tendenza che potrebbe rimettere in discussione le scelte future degli italiani in fatto di carburante. In un Paese dove ogni centesimo conta, anche una differenza minima fa la differenza.
