Il mercato auto italiano ha registrato dati positivi nel mese di aprile. Chiudendo con una crescita del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Eppure, dietro tale dato si nasconde una trasformazione profonda del settore. Con alcune alimentazioni in netta ascesa e altre in declino. Tra quest’ultime spicca il diesel, che continua a vedere calare in modo deciso le proprie immatricolazioni. Nel solo mese di aprile, infatti, le nuove auto diesel immatricolate sono state 13.922. Pari a una quota di mercato del 9,9%. Con una contrazione del 29,4%. A testimonianza del cambiamento in atto, per la prima volta le auto ricaricabili hanno superato il diesel. Totalizzando insieme 14.703 immatricolazioni, secondo i dati diffusi da UNRAE.
Settore auto in Italia: i dati rivelati fino ad ora
Il trend negativo del diesel non si limita al solo mese di aprile. Analizzando i dati del primo quadrimestre 2025, le nuove immatricolazioni di tali auto sono state 57.758. Contro le 89.400 registrate nello stesso periodo del 2024. Ciò significa una perdita del 35,4%. La quota di mercato, di conseguenza, è scesa dal 15% al 9,8%. Il tutto nell’arco di un anno.
Anche con tale calo, alcuni modelli a gasolio riescono ancora a ottenere buoni risultati. In testa alla classifica delle auto diesel più vendute nei primi quattro mesi del 2025 c’è la Volkswagen Tiguan. Con 5.022 unità immatricolate. Seguono l’Audi Q3 e la Mercedes GLA. Un caso interessante è quello della Ford Focus, sesta in classifica, che uscirà di produzione entro fine anno.
Guardando al mercato nel suo complesso, le alimentazioni ibride HEV dominano il panorama. Con 263.469 unità vendute e una quota del 44,9%. Segue la benzina con il 26,7% e poi, ben più distanti, GPL (8,9%), elettriche (5,1%) e ibride plug-in (4,6%). Il metano è ormai simbolico, con una sola immatricolazione. Il futuro del settore auto in Italia appare quindi sempre più orientato verso l’elettrificazione e l’abbandono progressivo dei combustibili tradizionali. Con il diesel che sembra avviato verso un ruolo sempre più marginale.
