Toyota ha comunicato un ridimensionamento delle previsioni di utile operativo. Con riferimento all’anno fiscale che terminerà a marzo 2026. La casa auto prevede ora di chiudere l’esercizio con profitti pari a 3,8 trilioni di yen. Ovvero circa 26 miliardi di dollari. Una flessione del 20% rispetto ai 4,8 trilioni raggiunti nel periodo precedente. Le ragioni di tale battuta d’arresto sono da ricercare in una congiuntura economica internazionale sempre più complessa. Sono due i principali fattori che stanno minando la redditività del gruppo. Da un lato c’è l’instabilità che ha portato a un rafforzamento dello yen rispetto al dollaro. Dall’altro, le politiche protezionistiche promosse dagli Stati Uniti. Tali interventi continuano a influenzare negativamente i bilanci delle aziende esportatrici.
Toyota: cosa accade con i profitti dell’azienda?
La forza della valuta nipponica sta erodendo i profitti derivanti dalle vendite all’estero. Con il mercato americano particolarmente colpito. Toyota ha calcolato che solo il fattore cambio comporterà una contrazione nei ricavi pari a circa 745 miliardi di yen nell’intero anno fiscale. Nel frattempo, le tensioni commerciali con Washington non danno tregua. I dazi imposti sotto l’amministrazione Trump continuano ad avere effetti tangibili. Nei soli mesi di aprile e maggio, Toyota ha registrato un aggravio dei costi pari a 180 miliardi di yen. Ma l’impatto non si limita ai bilanci. Il clima di incertezza ha iniziato a incidere anche sulle scelte dei consumatori. Secondo alcuni analisti, l’attuale incremento degli acquisti da parte dei clienti statunitensi sarebbe una reazione anticipatoria, nel timore di ulteriori rincari futuri.
L’unica area geografica a offrire segnali incoraggianti, al momento, è il Giappone. Qui i profitti sono aumentati del 18% nell’ultimo trimestre. In Cina, invece, Toyota continua a scontrarsi con una concorrenza locale agguerrita, che gioca d’anticipo su innovazione e prezzi. A seguito dell’annuncio delle nuove stime, il titolo Toyota ha chiuso in calo dell’1,3%. Proseguendo, dunque, una tendenza negativa iniziata già nei giorni precedenti.
