Di recente, una pratica sempre più diffusa sta facendo molto parlare di sé. Si tratta del modello denominato “Pay or OK“. Un sistema che prevede che l’utente, per accedere ai contenuti digitali, deve scegliere tra due opzioni. La prima riguarda il sottoscrivere un abbonamento a pagamento. L’alternativa è autorizzare il tracciamento dei propri dati. In assenza di una di tali due scelte, l’accesso viene negato. A tal proposito, il Garante per la protezione dei dati personali ha aperto una consultazione pubblica. Ciò per comprendere a pieno il funzionamento di tale sistema.
Pay or OK: in cosa consiste tale pratica?
L’intento dell’Autorità non è quello di adottare un approccio sanzionatorio. Quest’ultimo, infatti, potrebbe minare la già delicata sostenibilità economica del giornalismo online. La consultazione pubblica lanciata dal Garante mira a favorire il dialogo e la collaborazione. La speranza è individuare soluzioni alternative. Opzioni che possano unire il diritto alla privacy con le esigenze economiche del settore editoriale.
Sono invitati a partecipare tutti gli attori coinvolti nel panorama digitale. Tra cui editori, sviluppatori, rappresentanti di associazioni di categoria, esperti di privacy e cittadini. La questione centrale riguarda la legittimità del consenso fornito in tali casi. Può davvero parlarsi di “libero e informato”? Ciò quando è vincolato alla possibilità di fruire di un servizio? Il Garante vuole approfondire tale questione, in linea con quanto stabilito dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Insieme alla direttiva e-Privacy.
Quest’ultime pongono l’accento sul rispetto dei diritti degli utenti nel trattamento delle informazioni personali. Spesso, infatti, chi naviga in rete è spinto ad accettare il tracciamento. Ciò anche senza piena consapevolezza. Anche il Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) ha espresso dubbi sulla validità del consenso. Per tale motivo, l’iniziativa del Garante promette un confronto generale. Anche se non vincolanti per le decisioni future del Garante, i pareri raccolti saranno fondamentali. Ciò soprattutto per alimentare il confronto e guidare l’elaborazione di un assetto normativo più equo e trasparente.
