Scriba.ai è la piattaforma di intelligenza artificiale pensata per prendere software vecchi di decenni e convertirli in linguaggi moderni. Un’operazione che sembra banale detta così, ma che in realtà tocca uno dei nervi scoperti più sottovalutati dell’intera infrastruttura digitale mondiale: la dipendenza da sistemi legacy, quei programmi sviluppati trenta o quarant’anni fa che ancora oggi reggono attività critiche di aziende e governi. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Algoretico e Lagiste23, il family office guidato da Marco Landi, e punta a risolvere un problema enorme che quasi nessuno vede dall’esterno. Perché mentre tutti parlano di cloud, automazione e AI generativa, sotto la superficie girano ancora codici scritti mezzo secolo fa, modificati nel tempo da programmatori diversi, quasi mai documentati come si deve. Un patrimonio tecnologico prezioso, certo, ma anche una trappola operativa.
Il problema del codice legacy e perché Scriba.ai esiste
Franco Mastrorilli, amministratore delegato di Scriba.ai, lo spiega con una chiarezza disarmante: molti sistemi aziendali hanno sempre funzionato e proprio per questo nessuno li ha mai toccati davvero. Il guaio è che chi li ha scritti spesso è andato in pensione o ha cambiato lavoro, e tutta la logica di business resta intrappolata dentro quel codice. È quello che gli addetti ai lavori chiamano debito tecnologico: applicazioni fondamentali che girano ancora, sì, ma che rendono praticamente impossibile innovare. Le aziende si trovano davanti a un bivio scomodo: riscrivere tutto da zero, con costi e tempi enormi, oppure continuare a rattoppare sistemi sempre più fragili.
In passato sono stati sviluppati diversi strumenti di conversione automatica, ma i risultati erano spesso deludenti. Mastrorilli usa un paragone efficace: quei primi sistemi funzionavano come i primi traduttori automatici, traducevano riga per riga, parola per parola. Peccato che il software non funzioni così. Serve capire la logica complessiva di un programma, non solo le singole istruzioni. Ed è qui che entra in gioco Scriba.ai con il suo approccio basato sull’intelligenza artificiale. Invece di convertire meccanicamente, il sistema ricostruisce la struttura dell’applicazione nel suo insieme: relazioni tra moduli, dipendenze, funzioni. Il risultato è una riscrittura in linguaggi moderni che, secondo quanto dichiarato, permette di ridurre drasticamente i tempi di migrazione. Operazioni che normalmente richiedono mesi di lavoro manuale possono essere completate in giorni o settimane, con risparmi che arrivano fino al 70% dei costi nelle prime fasi di analisi e conversione.
Come funziona Scriba.ai dal punto di vista tecnico
La piattaforma è costruita come un sistema multi agente, con diversi moduli specializzati che lavorano in sequenza. Il direttore tecnico Michele Laurelli descrive un’architettura in cui il codice sorgente attraversa una pipeline strutturata in stadi precisi: analisi, comprensione semantica, generazione e validazione dell’equivalenza funzionale. Ogni agente ha un compito specifico e il tutto viene coordinato da un componente centrale che gestisce il flusso della migrazione. Il processo non si ferma alla prima conversione: tutti i segmenti di codice vengono verificati da un modulo di validazione che controlla che la versione tradotta faccia esattamente quello che faceva l’originale. Un dettaglio importante è la tracciabilità: ogni decisione presa dagli agenti viene registrata.
Sul fronte della sicurezza, Scriba.ai opera in modalità private AI. Niente modelli linguistici generalisti, niente invio del codice su piattaforme esterne. I modelli sono proprietari e specializzati per il trattamento dei linguaggi legacy. L’azienda dichiara una precisione del 99,7% e una sicurezza definita di livello militare. Come sottolinea Mastrorilli, il software di un’azienda è il suo asset più prezioso, e Scriba.ai è progettato per essere completamente “cieco” rispetto ai dati: il codice non viene utilizzato per addestrare modelli e resta sempre sotto il controllo di chi lo possiede.
Un progetto made in Italy con ambizioni globali
Scriba.ai non è solo un prodotto tecnologico, è anche un progetto imprenditoriale con una forte impronta italiana. L’ingresso di Lagiste23 e il coinvolgimento diretto di Marco Landi rafforzano questa dimensione. Secondo Landi, si tratta di un’avventura tecnologica interamente made in Italy, cosa non scontata in un momento in cui il dibattito pubblico è spesso concentrato sulla dipendenza tecnologica europea rispetto a Stati Uniti e Cina. Landi parla anche di un’operazione imprenditoriale oltre che di investimento, dato il coinvolgimento diretto dei finanziatori nelle attività operative, un elemento che garantisce un legame solido tra visione finanziaria e implementazione concreta.
La modernizzazione del software legacy resta una condizione necessaria per adottare nuove tecnologie, integrare servizi digitali o migrare verso infrastrutture cloud più efficienti. Secondo i promotori del progetto, liberare le imprese dal peso del codice obsoleto potrebbe trasformare una delle principali voci di costo dell’IT in un autentico fattore di competitività.
