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Una sonda sovietica degli anni ’80 rientrerà sulla Terra a maggio: monitoraggio in corso

Il satellite sovietico Kosmos-2058 rientrerà sulla Terra a maggio 2025. Rischi minimi secondo le agenzie spaziali.

scritto da Manuel De Pandis 04/05/2025 0 commenti 1 Minuti lettura
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Una sonda spaziale sovietica lanciata nel 1989 sta per rientrare nell’atmosfera terrestre, con il rientro previsto per il mese di maggio 2025, secondo quanto riportato online. Le autorità spaziali internazionali stanno monitorando l’oggetto per valutarne la traiettoria e gli eventuali rischi.

Il rientro della sonda Kosmos-2058

Il veicolo spaziale in questione è Kosmos-2058, parte di una serie di satelliti militari lanciati dall’Unione Sovietica tra gli anni ’70 e ’90. Secondo le previsioni del sistema europeo EUSST (EU Space Surveillance and Tracking), il rientro dovrebbe avvenire tra il 8 e il 9 maggio, con una finestra temporale soggetta a modifiche in base ai dati orbitali aggiornati.

Il satellite si trova attualmente in orbita bassa terrestre e la sua traiettoria sta lentamente degradando a causa dell’attrito con l’atmosfera. Il rientro sarà non controllato, come accade spesso con satelliti di vecchia generazione.

Le agenzie spaziali coinvolte, tra cui ESA e NASA, hanno chiarito che il rischio per la popolazione è estremamente basso. La maggior parte del veicolo spaziale si disintegrerà durante la fase di rientro, a causa dell’elevata velocità e delle alte temperature generate dall’attrito atmosferico.

Tuttavia, una piccola percentuale dei componenti più resistenti potrebbe sopravvivere alla distruzione e raggiungere la superficie terrestre. Per questo motivo, l’oggetto viene monitorato costantemente, con previsioni aggiornate a intervalli regolari per identificare con maggiore precisione l’area potenziale di impatto.

Una situazione comune con i detriti spaziali

Il rientro di satelliti obsoleti o fuori controllo è un evento ricorrente. L’orbita terrestre bassa è popolata da migliaia di oggetti artificiali, tra cui satelliti dismessi, stadi di razzi e frammenti generati da collisioni. La gestione di questi detriti rappresenta una sfida crescente per le agenzie spaziali e per gli operatori satellitari attivi.

In media, ogni settimana uno o più oggetti artificiali rientrano nell’atmosfera terrestre, ma raramente provocano danni. Le probabilità che frammenti colpiscano aree abitate sono statisticamente trascurabili, anche se i protocolli di sorveglianza restano attivi in casi come quello di Kosmos-2058.

Il satellite rientrante fa parte del programma Kosmos, utilizzato dall’Unione Sovietica per scopi militari e scientifici. Lanciato nel 1989, il veicolo aveva presumibilmente funzioni di ricognizione o sorveglianza elettronica, ma le specifiche esatte non sono mai state rese pubbliche.

Dopo aver terminato la propria missione, Kosmos-2058 è rimasto in orbita inattiva per oltre tre decenni, fino al progressivo decadimento attuale. La durata in orbita di questi oggetti dipende dall’altitudine e dall’attività solare, che può influenzare la densità dell’atmosfera superiore e quindi l’attrito sul satellite.

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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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