
NASA
Le ultime analisi condotte dalla NASA nel cratere Jezero, grazie ai dati raccolti dal rover Perseverance, hanno rivelato una complessa stratificazione geologica che documenta oltre tre miliardi di anni di storia marziana. I risultati mostrano che l’area ha ospitato fasi alternate di attività fluviale e stagnazione lacustre, indicando una persistenza dell’acqua liquida molto più lunga di quanto si pensasse in precedenza.
Segni di acqua e trasformazioni ambientali
I ricercatori hanno osservato nel cratere sedimenti stratificati e materiali erosi riconducibili a un delta fluviale, formatosi nel tempo da flussi d’acqua che si sono succeduti in più cicli. Le formazioni geologiche mostrano strati inclinati e depositi sedimentari che indicano cambiamenti ambientali progressivi, probabilmente legati a variazioni climatiche o cicli stagionali.
La composizione chimica e mineralogica dei campioni rilevati suggerisce la presenza, in passato, di acque ricche di sali e composti argillosi, condizioni favorevoli alla conservazione di eventuali tracce biologiche. Questi elementi rafforzano l’ipotesi che il cratere Jezero sia stato uno dei luoghi più adatti alla vita microbica nel passato marziano.
I dati sono stati ottenuti tramite strumenti di analisi spettroscopica e radar penetranti, montati sul rover Perseverance, in missione su Marte dal 2021. Il veicolo ha raccolto numerosi campioni di roccia che, secondo i piani NASA ed ESA, saranno recuperati in una futura missione di ritorno sulla Terra entro il 2033.
La missione Mars Sample Return sarà determinante per analizzare con precisione la natura e l’origine dei materiali marziani in laboratorio, ampliando le conoscenze sul passato idrogeologico del pianeta rosso e sull’evoluzione della sua atmosfera.
Il cratere Jezero si conferma una vera e propria biblioteca geologica. Le sue pareti, i depositi di limo e le formazioni rocciose custodiscono informazioni cruciali sui periodi di umidità e aridità che hanno caratterizzato la superficie marziana. Lo studio di queste strutture permette di ricostruire la cronologia ambientale e di comprendere meglio se Marte abbia mai ospitato forme di vita.
