Intel si trova ad affrontare una nuova ondata di licenziamenti. Secondo quanto emerso, l’attuale amministratore delegato, Lip-Bu Tan, è intenzionato a ridurre il personale. Ciò di almeno il 20%. Ciò significa che oltre 21.000 persone rischiano di perdere il proprio lavoro. Una cifra impressionante che si aggiunge ai numeri già registrati. Negli ultimi due anni, infatti, Intel ha avviato diversi licenziamenti. Nel 2023, circa 15.000 dipendenti hanno perso il lavoro. Seguiti da un altro taglio di 15.000 lavoratori avvenuto lo scorso anno.
Nuovi tagli al personale per Intel
Se la notizia di un ulteriore riduzioni di organico dovesse essere confermata, si parlerebbe di oltre 50.000 licenziamenti. Ciò in poco meno di tre anni. Un calo di quasi il 40% rispetto ai 139.000 dipendenti di pochi anni fa. Suddetti numeri evidenziano non solo la difficoltà economica di Intel, ma anche la pressione a cui è sottoposto l’intero comparto tecnologico globale. Ma cosa ha portato Intel a tale situazione?
In primo luogo, la divisione fonderie dell’azienda è stata una delle principali cause di difficoltà. Intel, che una volta dominava il mercato, fatica oggi a competere con TSMC. Infatti, oggi è proprio Intel che si ritrova a chiedere a TSMC di produrre i propri chip. La gestione di tale crisi è stata al centro delle scelte dell’ex CEO, Pat Gelsinger. Quest’ultimo aveva elaborato un piano di riduzione dei costi. Tale piano mirava a far risparmiare alla società fino a 10 miliardi di dollari.
Tan, al contrario di Gelsinger, sembra voler mantenere viva la divisione delle fonderie. Cercando di attrarre nuovi clienti, come NVIDIA e Broadcom, per rilanciare il comparto. Ciò potrebbe rappresentare un tentativo di recuperare terreno nel settore, ma la strada è tutt’altro che semplice. L’annuncio ufficiale dei licenziamenti potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. La capacità di Intel di adattarsi alle nuove sfide tecnologiche, alle pressioni economiche e alle esigenze del mercato potrebbe determinare non solo il futuro dell’azienda. Ma anche l’equilibrio dell’intero settore tech.
