La morte di Papa Francesco ha innescato un’ondata di truffe online e contenuti ingannevoli, sfruttando l’emotività e la forte attenzione mediatica per colpire utenti in tutto il mondo. Il fenomeno, purtroppo già visto in altri momenti delicati come la pandemia da COVID-19 o la scomparsa della Regina Elisabetta II, si ripresenta con nuovi strumenti e tecniche sempre più insidiose.
Immagini finte, link pericolosi e concorsi truffaldini
Le prime attività fraudolente sono apparse sui social network: molti post rilanciano teorie complottistiche, immagini generate con AI o video falsi secondo cui il Papa sarebbe ancora vivo. In altri casi, i contenuti rimandano a portali di fake news che nascondono link dannosi, come falsi concorsi con premi inesistenti che invitano a inserire dati personali o a effettuare piccoli pagamenti.
In alcune circostanze, non è nemmeno necessario cliccare: certi siti malevoli riescono a eseguire comandi in background al semplice caricamento della pagina. Raccolgono informazioni sensibili come dati del sistema operativo, localizzazione, credenziali, cookie e dati bancari, elementi che possono essere rivenduti sul Dark Web o usati per attacchi mirati, anche contro aziende.
SEO truccato e siti difficili da bloccare
Una delle tecniche più subdole è il cosiddetto “avvelenamento SEO”: i truffatori riescono a far apparire i propri siti tra i primi risultati su Google, mimetizzandoli accanto a quelli delle testate ufficiali. Utilizzano domini registrati di recente o rimasti dormienti, che non sono ancora finiti nei radar dei sistemi di sicurezza e quindi risultano apparentemente affidabili.
In questo modo, chi cerca aggiornamenti sul Papa rischia di finire inconsapevolmente su una pagina pericolosa. Questo è particolarmente rischioso nelle prime ore successive al diffondersi della notizia, quando la sete di informazioni è più forte e le difese digitali non sono ancora state aggiornate.
Come difendersi
Il consiglio principale è non fidarsi mai di link sconosciuti o contenuti non verificati, specialmente se condivisi tramite social, email o SMS. È preferibile consultare direttamente i siti ufficiali delle istituzioni o delle principali testate giornalistiche. In caso di dubbio, evitare qualsiasi interazione e segnalare subito l’eventuale tentativo di truffa al CERT-AGID (malware@cert-agid.gov.it).
