L’intelligenza artificiale ha compiuto passi avanti importanti in moltissimi settori. A tal proposito, quello sanitario è tra i più promettenti. Un recente studio condotto da un team giapponese ha analizzato in profondità le capacità diagnostiche dell’AI generativa. Per poi metterle a confronto con quelle dei medici. I risultati hanno evidenziato le potenzialità di tali strumenti. E non solo. Ha evidenziato anche i limiti e le sfide ancora da superare. Tra i modelli esaminati, GPT-4 si è distinto per la sua ampia applicazione e la relativa accuratezza diagnostica. Con una media del 52.1% di correttezza, l’AI si avvicina alle performance di medici alle prime armi. Pur restando nettamente al di sotto di quelle dei professionisti esperti.
L’AI interviene nell’ambito medico: ecco i risultati
Tale osservazione suggerisce che l’intelligenza artificiale può già oggi rappresentare un valido supporto. Soprattutto in ambiti dove l’esperienza clinica non è ancora consolidata. Eppure, la differenza di prestazione con i medici esperti rimane significativa. Sottolineando la complessità del ragionamento clinico umano.
Un aspetto interessante emerso dallo studio è la diversa efficacia dell’AI in base alla specializzazione medica. In dermatologia, per esempio, l’AI ha ottenuto risultati incoraggianti. Ciò probabilmente grazie alla natura visiva di tale disciplina, che si presta bene all’analisi automatizzata di pattern. Eppure, anche in tal caso, la diagnosi richiede un contesto clinico completo, e le decisioni non possono essere basate esclusivamente su dati visivi. L’urologia, invece, ha mostrato risultati meno convincenti. Ma le evidenze sono ancora limitate.
Oltre alla diagnostica, l’AI si sta affermando anche nell’ambito educativo. A tal proposito, la sua capacità di simulare casi clinici realistici rappresenta un’opportunità unica. Ci sono però anche alcune criticità. Una delle principali riguarda la trasparenza dei modelli. La mancanza di chiarezza sui dati di addestramento può influenzare la qualità delle risposte. Soprattutto se i modelli sono allenati su dati non rappresentativi di tutte le popolazioni. Inoltre, i bias impliciti possono portare a errori diagnostici. I quali, in ambito clinico, potrebbero avere conseguenze gravi.
Dunque, l’AI non sostituirà i medici. Il futuro della medicina non sarà dominato dall’intelligenza artificiale. Ma sarà, con ogni probabilità, trasformato dalla collaborazione uomo-macchina.
