Meta è di nuovo sotto i riflettori, e questa volta non per il metaverso o qualche nuova funzione su Instagram. No, stavolta si parla di tribunali, carte bollate e accuse pesanti. La società guidata da Mark Zuckerberg è nel bel mezzo di una battaglia legale che dura ormai da oltre quattro anni. Tutto è cominciato nel 2020, quando la FTC – la Federal Trade Commission statunitense – ha accusato Meta di essere un monopolio nel mondo dei social e delle app di messaggistica.
Non è Meta il problema, è iMessage
Secondo l’antitrust americano, Meta dominerebbe il settore in modo schiacciante, lasciando ben poco spazio ai concorrenti. Ma la risposta dell’azienda è arrivata, puntuale e tagliente. E ha sorpreso più di qualcuno. Niente grandi discorsi, ma numeri e grafici alla mano, con un’accusa-ribaltata: altro che monopolio, a dominare davvero il panorama messaggistica sarebbe… iMessage di Apple.
Durante l’udienza di lunedì, Meta ha presentato una serie di slide – alcune “censurate” alla buona – che sono poi trapelate e hanno fatto subito il giro del web. Una in particolare ha attirato l’attenzione: mostra che iMessage è attivo sull’88,39% dei dispositivi almeno una volta a settimana. Praticamente, 9 dispositivi su 10. Nessuna delle app di Meta, né Messenger né WhatsApp, si avvicina a questi numeri.
E non è tutto. Tra i materiali presentati è comparso anche un presunto documento interno Apple, che – secondo AppleInsider – sarebbe autentico. Un ulteriore tassello nella strategia di Meta per dimostrare che la concorrenza, là fuori, è viva e vegeta. E non solo: cresce rapidamente, come nel caso di TikTok e YouTube.
In sostanza, Meta cerca di smontare pezzo per pezzo l’immagine del gigante invincibile e solitario. Ma la partita è ancora lunga, e una decisione definitiva potrebbe richiedere anni. Nel frattempo, la posta in gioco resta altissima: ridefinire chi comanda davvero nel mondo digitale.
