Recentemente intendo a scosso il mondo dei videogiochi grazie alla presentazione della sua console di ultima generazione, ovviamente parliamo di switch due, quest’ultima non ha fatto tremare il mercato solo a causa del suo arrivo bensì anche del suo prezzo che ha lasciato tutti letteralmente di sasso, il prodotto in questione infatti ha un costo di listino di partenza di 469,99 €, cifra che è dopo un’attenta osservazione non sembra poi così irragionevole sebbene possa sorprendere vedendo un aumento del prezzo rispetto al modello precedente di ben 150 €.
Vendita in perdita
Il costo della discordia potrebbe però segnare un clamoroso paradosso, la console in questione potrebbe essere la più cara di Nintendo ma anche quella che il colosso di Kyoto accetta di vendere in perdita, il dato sebbene sorprendente arriva da un report di Bloomberg, secondo le stime fornite alla testata da Hideki Yasuda di Tokyo securities, un’analista, i costi materiali per assemblare la console ammonterebbero a circa 400 $ per unità, basti pensare che 150 $ sono richiesti solo per il chipset Nvidia.
Dal momento che il prezzo annunciato per il mercato statunitense ammonta a 450 $ e tenendo conto ovviamente delle spese legate a spedizioni e marketing, Nintendo starebbe vendendo la propria neonata in perdita, dinamica che però l’azienda aveva messo in conto per la parte iniziale della propria strategia di lancio.
A scuotere il tutto poi ci ha pensato la questione dazi annunciati da Donald Trump, a salvare letteralmente l’economia di Nintendo ci ha pensato la proroga di 90 giorni prima dell’entrata in vigore completa di questi nuovi dazi voluti dal presidente degli Stati Uniti, 90 giorni che Nintendo sicuramente sfrutterà per massimizzare la produzione delle proprie con console che avviene nella maggior parte in Vietnam e che con dazi al 10% risulterebbe vantaggiosa ma che invece nel caso questi dovessero salire al 46% come annunciato in precedenza, renderebbero le vendite molto più problematiche obbligando l’azienda ad un incremento del prezzo tra i 50 e i 100 $, ecco perché dunque Nintendo si sbrighi a produrre quanti più prodotti possibile per poi inviarli negli Stati Uniti che rappresentano tra l’altro il mercato dal quale l’azienda di Kyoto fattura di più.
