Stellantis ha dovuto affrontare un ostacolo imprevisto nel suo piano di produzione ibrida. Solo a marzo, 20.000 veicoli non sono usciti dalle fabbriche, ben al di sotto delle aspettative. A fermare la produzione non sono stati solo problemi di componenti elettronici, ma anche la carenza di motori ibridi e pneumatici. È incredibile come, in un periodo di transizione verso i veicoli più sostenibili, questi intoppi possano compromettere un intero piano industriale. L’incertezza delle forniture diventa un problema fondamentale, mentre l’azienda si trova a rivedere le sue scelte che l’hanno portata ad un’ennesima crisi.
La trappola delle nuove normative europee: Stellantis ce la farà?
Il cambiamento improvviso delle normative europee sulle emissioni ha aggravato ulteriormente la situazione già di per sé precaria. Imparato ha spiegato come la pianificazione delle case automobilistiche, tra cui Stellantis, dipenda da scelte prese con mesi di anticipo. Ma quando le regole cambiano all’improvviso, non c’è tempo per riorganizzare la produzione. La strategia di spinta sugli ibridi, inizialmente vista come una soluzione, non ha potuto fare a meno di confrontarsi con un mercato impreparato a questa scelta. La rapidità con cui i fornitori devono adattarsi è una sfida che non tutti sono in grado di vincere.
Il futuro di Stellantis potrebbe essere gravemente compromesso da sanzioni europee. Se non rispettati, i limiti sulle emissioni potrebbero costare all’azienda ben 1,7 miliardi di euro all’anno. Questo è solo l’inizio di una serie di difficoltà che rischiano di affondare l’azienda, come ha candidamente ammesso dallo stesso Imparato. Anche se da parte dell’Europa c’è il tentativo di concedere un po’ di respiro, la finestra temporale del 2025-2027 sembra insufficiente per riprendere in mano la situazione. La strategia dell’alleanza Stellantis con Tesla e altri costruttori per l’acquisto condiviso dei crediti di carbonio potrebbe rappresentare l’ultima carta per mantenere la stabilità. Ma quanto tempo può ancora resistere Stellantis, tra un mercato elettrico che non decolla e la pressione delle regole europee?
