Che succede quando uno dei consiglieri più vicini a un ex presidente degli Stati Uniti manda per sbaglio un giornalista in una chat segreta su Signal dove si discute di operazioni militari? Succede che scoppia il caos. Ed è esattamente quello che è successo la settimana scorsa con Michael Waltz, consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump. Una svista che ha fatto notizia, ma che a quanto pare era solo la punta dell’iceberg.
Gmail e Signal per segreti
Un’inchiesta del Washington Post, pubblicata pochi giorni dopo l’incidente, ha infatti svelato qualcosa di ancora più preoccupante: Waltz e alcuni membri del suo staff avrebbero utilizzato indirizzi Gmail personali per scambiarsi comunicazioni legate alla sicurezza nazionale. E non si parla di semplici promemoria: secondo tre funzionari americani, in quelle email si discutevano posizioni militari sensibili e dettagli su sistemi d’arma in un conflitto in corso.
Ora, forse uno potrebbe pensare: “Ok, ma se non erano email classificate, dov’è il problema?”. Il punto è che, come spiegano diversi esperti di cybersicurezza, anche informazioni apparentemente innocue – come l’agenda di un funzionario o chi partecipa a una riunione – possono essere preziose per chi voglia spiare o colpire gli Stati Uniti. E Gmail, senza particolari misure di sicurezza, non è certo il posto più sicuro dove discutere di missili e operazioni in Somalia.
Non finisce qui. Sempre secondo il Post, Waltz avrebbe anche copiato e incollato queste informazioni nelle chat di gruppo su Signal – uno strumento usato spesso in ambienti governativi, ma non progettato per materiale classificato. In una di queste chat, pare abbia persino aggiunto per errore Jeffrey Goldberg, direttore dell’Atlantic, noto per le sue critiche a Trump.
E come se non bastasse, Der Spiegel ha scoperto che email, numeri di telefono e persino password di Waltz e altri alti funzionari sono facilmente reperibili online, pescati da vecchi database hackerati o profili LinkedIn. Alcuni di questi contatti risultano ancora attivi, e i messaggi inviati tramite WhatsApp e Signal… arrivano.
Insomma, tra leggerezze digitali e app usate con troppa disinvoltura, questa vicenda alza un enorme punto interrogativo su quanto siano davvero sicure le comunicazioni ai vertici del potere americano.
