Il mondo dei videogiochi non sta passando un periodo facile. Tra inflazione, costi di produzione alle stelle e un mercato in continua evoluzione, la situazione era già complicata. Ora, però, ci si mette anche la politica: i nuovi dazi sulle importazioni da Messico, Canada e Cina rischiano di rendere tutto ancora più difficile, soprattutto per chi ama i giochi fisici e per chi sta pensando di comprare una nuova console.
Il futuro del gaming diventa un lusso
Il problema principale riguarda i giochi su disco. Attualmente, la maggior parte viene prodotta in Messico, ma con una tassa del 25% sulle importazioni, il costo per realizzare e distribuire le copie fisiche aumenterà parecchio. Di conseguenza, le aziende potrebbero decidere di tagliare del tutto la produzione e puntare solo sul digitale. Non che il digitale sia necessariamente più conveniente: per evitare che la gente percepisca i giochi scaricabili come “di serie B”, alcuni editori potrebbero addirittura alzare i prezzi anche lì. In pratica, qualunque sia il formato, prepariamoci a spendere di più.
E poi ci sono le console. Qui il problema è ancora più grosso, perché circa il 75% di quelle vendute negli Stati Uniti viene prodotto in Cina, dove scatterà un dazio del 20%. Risultato? Prezzi alle stelle. Si parla di una Nintendo Switch che potrebbe arrivare a costare 400 dollari e di una PS5 Pro che potrebbe sfondare il tetto dei 1000 dollari. Non solo: anche il lancio della Switch 2 rischia di essere influenzato, con un prezzo iniziale più alto e disponibilità limitata. Insomma, comprare una console nei prossimi anni potrebbe diventare un lusso.
Alcuni politici dicono che questi dazi aiuteranno a riportare la produzione negli Stati Uniti, ma gli esperti non sono così ottimisti. Spostare la produzione non è uno scherzo: servono infrastrutture, investimenti enormi e anni di lavoro. Più probabile, invece, che alla fine qualche grande azienda riesca a ottenere esenzioni dai dazi, come già successo in passato con Sony, Microsoft e Nintendo.
A soffrire sarà anche il mercato del retrogaming. Molti produttori di accessori e hardware per console vintage dipendono da componenti cinesi, e un aumento dei costi potrebbe mettere in difficoltà le aziende più piccole. Alcune hanno già detto chiaramente che, se la situazione non cambia, potrebbero essere costrette a chiudere bottega.
Insomma, tra giochi più cari, console meno accessibili e meno copie fisiche nei negozi, il futuro per i videogiocatori americani si prospetta complicato. La transizione al digitale sta accelerando, ma non necessariamente a vantaggio dei consumatori. E mentre il mercato si adatta, a pagare il conto saranno, come sempre, i giocatori.
