venerdì, Aprile 4, 2025

Meta censura gli hashtag LGBTQ: errore o discriminazione?

di Margherita Zichella
Meta ha bloccato per errore gli hashtag LGBTQ su Instagram, suscitando polemiche sulla censura e discriminazione.

Meta ha recentemente bloccato per mesi gli hashtag legati alla comunità LGBTQ su Instagram, come riportato da User Mag. Termini come #lesbian, #gay, #bisexualpride e #transwomen sono stati censurati nell’ambito delle politiche sui “contenuti sensibili“, che mirano a limitare materiali “sessualmente suggestivi”. Questo blocco ha avuto un impatto significativo sugli adolescenti, per i quali il filtro sui contenuti sensibili è attivo di default. Cercando questi hashtag, gli utenti venivano reindirizzati a pagine vuote con avvisi su presunti “contenuti espliciti”. Meta ha successivamente definito il blocco un errore e ha rimosso le restrizioni, affermando di voler garantire che tutte le comunità si sentano sicure sulle sue piattaforme.

 

Dopo Trump, Meta mostra il suo nuovo volto

La controversia si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà per i creatori di contenuti LGBTQ su Instagram, che spesso accusano la piattaforma di shadow banning e discriminazione. Nonostante le dichiarazioni ufficiali, i creatori denunciano da tempo un trattamento imparziale rispetto ai contenuti “eterosessuali”, che raramente subiscono restrizioni, anche quando includono elementi espliciti o romantici.

Recentemente, Meta ha introdotto modifiche significative alle sue politiche, tra cui aggiornamenti sul trattamento dei “contenuti d’odio“. Le nuove regole consentono affermazioni di “malattia mentale o anormalità” basate sull’orientamento sessuale o di genere, se inserite in contesti politici o religiosi. Questo cambiamento è stato percepito come un ulteriore passo indietro nella tutela della comunità LGBTQ, alimentando critiche contro l’azienda.

Le scelte di Meta sembrano inoltre allinearsi a un modello più vicino a quello di X (ex Twitter). Tra le modifiche più controverse vi sono l’eliminazione dei fact-checker esterni e l’abbandono delle linee guida che riconoscevano il rischio di violenza offline causata dalla retorica online. Questa strategia è stata attribuita a un crescente avvicinamento del CEO Mark Zuckerberg a figure come Donald Trump.

 

Tra social e politica

Tra incontri a Mar-a-Lago e nomine strategiche nel consiglio di amministrazione, Zuckerberg sembra aver intrapreso un percorso che privilegia una visione meno restrittiva, criticando le normative europee contro l’incitamento all’odio e i controlli di terze parti, definiti troppo politicizzati. Queste scelte segnano un cambiamento culturale profondo, con implicazioni rilevanti per la moderazione e la sicurezza online.

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